E’ stato molto più difficile del previsto: l’antico meccanismo dei Matèi, ormai inutilizzabile, possedeva un tempo tutte le funzionalità meccaniche per gestire le cadute e le risalite dei battitori; ora invece, con i soli motori elettrici, si poteva contare solo sui leveraggi esterni, e si è lavorato molto per trovare, fra i tanti possibili, l’assetto ottimale e anch’io, ma soprattutto l’amico Renato Monfredini, non abbiamo contato le volte che siamo risaliti fin dietro ai Matèi per metterci un po’ del nostro.

Inutile esprimere ancora una volta la nostra gratitudine agli sponsor Aldo Vanoli per Ferramenta Vanoli, Giorgio Forloni per AVIS Soncino e dott. Giorgio Olmo per Fondazione Popolare Crema per il Territorio, oltre naturalmente al Comune di Soncino che da sempre supporta concretamente le nostre iniziative per la valorizzazione del nostro borgo. Grazie alla loro generosità non solo abbiamo potuto coprire tutte le spese, ma abbiamo anche un minimo di disponibilità per affrontare il successivo e impegnativo restauro del prezioso quadrante con i segni zodiacali in cotto…., ma di questo ne parleremo in un prossimo articolo ad hoc.

A CHI DEDICARE QUESTO GRADITO RITORNO DEI MATEI?

Già in un precedente articolo avevo accennato a una sottoscrizione di più di 200 soncinesi che, nell’agosto del ’96, chiedevano con forza al comune di ripristinare questa antica tradizione.

Ma, ancor più indietro nel tempo, negli anni ’60, una gentile e sensibile signora, in modo semplice e anche un po’ commovente, aveva esultato per l’ennesimo ripristino del suono dei Matèi, che ormai zoppicavano con troppa frequenza: si tratta di Lucrezia Manzella, classe 1902, nipote di Padre Giovanni Battista Manzella (Soncino gli ha dedicato una via centrale, è ricordato nella “sua” Sardegna, dove viene ancor oggi venerato come un Santo), ma parente anche di Dante Manzella che, con la moglie Maria Callegari (detta la Giupinéra), avevano incantato generazioni di soncinesi con i loro avvincenti spettacoli dei “gioppini”.

Lucrezia Manzella

Lucrezia non aveva studiato, come la maggior parte dei soncinesi di quell’epoca, ma è evidente che un gene di spiritualità e di poesia si aggira negli animi di questa antica famiglia soncinese e li accomuna un po’ tutti, ciascuno a modo suo; in questi giorni, grazie al nipote Giuseppe Manzella, mi è pervenuto un affascinante quaderno, simile a quello degli appunti di Bibe, con poesie molto semplici, in dialetto, ma cariche di sentimenti sinceri, con calligrafia d’altri tempi, un po’ stentata, come di chi non è avvezzo a scrivere, e quindi ancor più meritoria; tra queste poesie, una, dedicata ai Matèi, la vorrei porre alla vostra attenzione…

Mi pare bello pensare che, quando ci fermeremo a vedere e sentire i due Matèi battere le ore e i quarti d’ora, il nostro pensiero possa andare a Lucrezia, come per rassicurarla che la sua poetica esultanza e il suo invito a gioirne ci ha pienamente raggiunti, dopo un viaggio di oltre mezzo secolo; sappia anche che quei rintocchi sono dedicati proprio a lei; un messaggio che, con la forza e la persistenza dei valori semplici, speriamo possa risuonare nel tempo almeno quanto il suo.

Alla prossima, Mauro Belviolandi

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