Il nostro vice presidente?… è la volta di Capital…

Ormai, per il nostro vice presidente Michele Grazioli, non si tratta più di exploit eccezionali: qui si tratta di una realtà sempre più concreta, in continua evoluzione, che non accenna a stupire e a riempirci di giusta ammirazione.

Se poi pensiamo che le realizzazioni più importanti di Michele sono avvenute in piena epidemia di Covid, con i mercati in forte ribasso e con i grandi imprenditori che gli han dato fiducia proprio in un periodo tanto avverso e delicato, non possiamo certo essere tacciati di partigiana benevolenza: è fuor di dubbio che siamo di fronte a imprese eccezionali, che meritano di essere evidenziate, se non altro perchè speriamo che infondano a tutti un po’ di fiducia, in un momento che invece ne esprime drammatica carenza.

Non aggiungiamo altro, penso che bastino le parole che abbiamo estratto dalla prestigiosa rivista.

Alla prossima,

Mauro Belviolandi

PORTONE S.M.d.G.: FINE LAVORI FALEGNAMERIA… ora ci aspetta la tinteggiatura

A prima vista non sembra cambiato molto…

… ma possiamo assicurare che il lavoro eseguito da Clotilde Grazioli, Beppe Brescianini e Anna Comendulli non è stato cosa di poco conto.

Il portone è stato consolidato strutturalmente ripristinando la solidarietà statica di tutti i suoi elementi attraverso giusti incollaggi e ripristinando le spinature… utilizzando anche le attrezzature offerte da Ivan Dalé, artigiano edile. Anche le parti in ferro sono state sistemate dai precisi interventi di Beppe.

Sono poi state sostituite le cornici più deteriorate, che si sfaldavano alla minima pressione delle dita. Le cornici nuove in rovere stabilizzato, perfettamente uguali all’originale, sono state gratuitamente prodotte, su nostro disegno, dalla Falegnameria Metelli di Pontoglio; inoltre un gran numero di sottili inserti di rovere sono stati pazientemente inseriti per colmare le fessurazioni più ampie, e le superfici più danneggiate; il tutto è stato riaggregato con stuccature speciali a base di araldite; questi sottili listelli a misura sono stati generosamente offerti e lavorati nel laboratorio di restauro di Paolo Gallina.

Per poter restaurare anche la parte a contatto col pavimento, dove spesso la pioggia riesce a infiltrarsi danneggiando la fascia inferiore, si son dovute sfilare le porte dai cardini, agendo con opportune leve e contando anche sull’apporto muscolare di Mario Grazioli

Ora il lavoro di falegnameria e di ferramenta può dirsi concluso e ci aspetta la parte che maggiormente appagherà l’occhio, ovvero la verniciatura finale, che conferirà bellezza e dignità a questo portone, rendendolo consono allo splendore dei cotti e degli affreschi di Santa Maria delle Grazie, preziosissimo gioiello del Rinascimento italiano.

Possiamo anticipare che non verranno utilizzate vernici sintetiche, ma si utilizzeranno terre di puro colore miscelate in olio di lino cotto, proprio come si faceva nel Rinascimento; la miscela verrà creata direttamente sul posto dal restauratore cremasco arch. Paolo Mariani, progettista e direttore dei lavori, nonché Amico della Rocca, che provvederà anche a stendere le prime parti di colore e ad assistere Clotilde, Beppe e Anna nelle delicate operazioni… ma di questo avremo modo di parlarne ampiamente, a lavoro eseguito.

Quando verrà finito? Noi siamo pronti, dipende dal tempo: questo tipo di pittura ha il pregio di durare negli anni, ma deve essere assolutamente stesa senza umidità… e noi lo faremo nel momento propizio, se occorre attenderemo la primavera.

A presto,

Mauro Belviolandi

PORTONE S.MARIA D.G. Ripresi i lavori!

Dopo la forzata pausa Covid, è ripreso il nostro restauro del portone di S.Maria delle Grazie.

Dapprima, e cioè venerdì scorso, il restauratore arch. Paolo Mariani, progettista e direttore dei lavori, nonché Amico della Rocca, ha eseguito le necessarie prove di colore su tre formelle, seguendo scrupolosamente le disposizioni impartite dalla Soprintendenza.

Paolo Mariani: prove di colore per Soprintendenza

Interessante sapere che non useremo vernici industriali, ma seguiremo fedelmente le metodologie tradizionali che risalgono al Rinascimento e anche oltre, calibrando nelle giuste dosi terre di puro colore e oli naturali; non è solo un omaggio al passato, ma è ormai provato che con queste tecniche qualità e durata sono notevolmente superiori.

Mercoledì 16 abbiamo iniziato i lavori di consolidamento e restauro. Abbiamo ridotto al minimo il numero degli operatori Amici delle Rocca, per garantire un distanziamento adeguato, oltre a lavorare sempre con mascherina. Oltre a Paolo Mariani, i lavori saranno guidati da Clotilde Grazioli per il restauro ligneo e da Beppe Brescianini per cardini, serrature e ferramenta varia: entrambi espertissimi nel loro settore. Anna Comendulli e Guido Fanelli completano il quadro, coadiuvando nelle varie fasi.

Beppe, Anna e Clotilde al lavoro, di primo mattino

La parte “portante” del lavoro è il consolidamento dell’antico portone: viene recuperata l’originale rigidezza ripristinando la solidarietà statica delle stratificazioni lignee, sia con incollaggi e solide ammorsature, sia ricercando e rifunzionalizzando le primitive spinature…

Abbiamo preparato cornici di rovere stabilizzato, identiche a quelle in essere: dove è possibile recuperiamo e consolidiamo l’esistente; dove le cornici sono inconsistenti e irrecuperabili eseguiamo sostituzioni mirate…

Data l’età del portone, che da secoli è esposto direttamente al sole e alle intemperie (non c’è gronda), qualunque innesto nuovo deve essere assoggettato a pazienti e precise lavorazioni di aggiustaggio, non senza la necessità di innesti, anche minimi, per impedire infiltrazioni. Per questo, anche le parti che sembrano messe a nuovo, in realtà saranno lavorate a più riprese, rispettando gli intervalli necessari per fare un lavoro accurato e durevole, e non mancheremo di descriverle nel dettaglio.

Non mancano gli apporti di artigiani, con mezzi e attrezzature, che in un modo o nell’altro ci aiutano e ci sostengono, e che avremo modo di citare nel dettaglio. Anzi, direi che l’aspetto più bello e accattivante che, proprio per la mia lunga esperienza di progettista e di direttore lavori pubblici e privati che, di contrasto, ho qui modo di apprezzare maggiormente, è proprio questo modus operandi: il piacere di affrontare qualunque ostacolo senza l’assillo dei tempi o dei costi, ma solo per il piacere di fare il meglio, gratuitamente, nella convinzione che qualunque imprevisto sarà uno stimolo per fare ancor di più e ancor meglio, grazie anche agli aiuti che sempre arrivano puntuali dalla silenziosa generosità soncinese.

Alla prossima, Mauro Belviolandi

Me è ‘l piantù

Il nostro dialetto soncinese, per quanto ridimensionato, nell’uso quotidiano, da una vita ormai ben lungi dalla sua naturale ambientazione, conserva notevoli risorse e sonorità, capaci di donare emozioni anche nella poesia e nel canto. Questo breve video, ne è una evidente riprova.

Alla prossima, Mauro Belviolandi

LIBERA TRASPOSIZIONE DIALETTALE DI UN NOTO BRANO DI UN FAMOSO CANTAUTORE; LO SCOPO E’ LA VALORIZZAZIONE DELLA CULTURA LOCALE SENZA ALCUN FINE DI LUCRO; NON È DIRETTAMENTE ACCESSIBILE SE NON DISPONENDO DEL LINK; SI INVITA PERTANTO CHIUNQUE NE VENGA IN POSSESSO A NON CONDIVIDERLO SUI SOCIAL; NEL CASO QUALCUNO ACCAMPASSE DIRITTI D’AUTORE, PROVVEDEREMO A CORRISPONDERE ALLE SUE INDICAZIONI, FINANCO A TOGLIERE LA DISPONIBILITA’ DEL LINK

PIAZZA PIERO MANZONI: NON SOLO ROSE…

Piazza Piero Manzoni non è solo una delle più grandi ed ariose di Soncino: da quando è stata demolita la moderna appendice della scuola elementare, vulnerabilissima sismicamente e esteticamente indegna del contesto, questa piazza dona al visitatore un’immediata e promettente anticipazione delle emozioni che Soncino sarà in grado di offrirgli; e lo fa proprio al varco della porta di San Rocco (verso il Borgo Sera), affacciata sul naviglio, e a due passi dal rivellino della maestosa rocca sforzesca.

E’ per questo che, dopo i necessari contatti col comune, che ha concesso il suo placet, ci siamo presi l’onore e l’onere di sistemare la grande aiuola che appare ormai in uno stato di abbandono non compatibile con l’importanza della piazza, ma anche e soprattutto col monumento dedicato al nostro illustre concittadino, del cui nome può fregiarsi.

Ecco perchè abbiamo progettato questo intervento, ma non solo: lo realizzeremo anche, e provvederemo direttamente alla sua conservazione e manutenzione. Questo è il video-rendering del nostro progetto

Si può notare che il piedistallo, realizzato da Demis Martinelli (che evoca le famose basi magiche del Manzoni, le quali, nell’intento dell’artista, trasformavano chi vi saliva nell’opera d’arte stessa) ora è attorniato d’erba (o da ciò che ne è rimasto); il che è un problema, perchè qualunque tappeto erboso verrebbe distrutto dal passaggio di quanti, e sono tanti, vogliono assurgere ad identificarsi come opera d’arte. Per questo abbiamo previsto di contornare il rialzo esistente su cui appoggia l’opera, con una riquadratura di cubetti di Luserna, gli stessi del rialzo, confinandoli sul lato verso la scuola con una cordonatura sempre di pietra di Luserna.

Lo stesso trattamento verrà riservato alla zona centrale, dove insiste una grossa lamiera per l’accesso a una cameretta interrata sede dell’impianto di decompressione del gas: la striscia di terra tra lamiera e cordolo di pietra verrà pavimentata e contornata allo stesso modo.

Le due aiuole risultanti verranno lavorate e ben livellate, poi verrà steso un telo semipermeabile per impedire la crescita di erbe infestanti; sopra il telo verranno disposte due nuove linee indipendenti di canne gocciolanti che serpeggeranno attorno alle 340 piante di Rose Sevilliane (5 al mq); la corretta irrigazione sarà garantita da una centralina programmabile in grado di gestire le elettrovalvole di controllo del flusso irriguo (centralina ed elettrovalvole ci sono già e dovranno solo essere controllate); il tutto sarà ricoperto da uno spesso strato di pacciamatura.

Perchè la scelta delle rose? Perchè vogliamo cautelarci nei confronti di lordure di animali o anche per scoraggiare vandalismi o passaggi sulle aiuole. E perchè abbiamo scelto la rosa Sevilliana? Perchè è una rosa rustica molto bella, e pare sia la più usata in assoluto nell’arredo urbano europeo; è resistente e richiede poca manutenzione. Per il momento pensiamo a questo tipo, ma poichè verrà posata intorno a marzo del prossimo anno, c’è tempo per considerare altri tipi, e inoltre, ovviamente, saremo sempre aperti a eventuali suggerimenti da parte del Comune.

Le tempistiche? I lavori edili (pavimentazioni e cordonature in pietre di Luserna, predisposizione e/o sistemazione degli impianti idraulici ed elettrici, con posa di due faretti a fianco del piedistallo, ecc..) son previsti per ottobre/novembre. Le opere da giardiniere, che concluderanno il tutto, sono previste per febbraio/marzo 2021.

I soldi? I nostri soci, che non a caso superano il centinaio, spesso non si limitano al pagamento della tessera, ma poichè credono nella serietà e nelle capacità progettuali ed esecutive dell’associazione, spesso si prodigano in vari modi. In questo caso la progettazione e la direzione è a cura del direttivo; le opere edili, che sono la parte più onerosa, sono offerte dal nostro socio benemerito Primo Grazioli (impresa Bueto e C) . La fornitura e la posa dei faretti viene offerta dal socio Cesare Ruggeri, dell’omonima ditta di Impianti Elettrici. Le varie ditte che opereranno saranno coadiuvate dai nostri soci Ettore Guido Fanelli per le opere da giardiniere e da Renato Monfredini per le opere da elettricista; i lavori di periodica manutenzione saranno garantiti soprattutto dall’impegno di Ettore Fanelli, coadiuvato dai nostri soci Beppe Brescianini e Anna Comendulli.

Purtroppo, per il momento siamo ancora scoperti per circa 4500€, soprattutto per le opere da giardiniere, nonostante la ditta che probabilmente eseguirà queste opere e dovrà garantire l’attecchimento, ci abbia offerto un buon prezzo. Naturalmente contiamo entro marzo di godere di altri contributi volontaristici, perchè molte sono le iniziative che stiamo portando avanti, e senza l’aiuto di tutti ci sarebbe impossibile far fronte a tutti gli impegni economici. Contiamo presto di pubblicare un bell’elenco dei cittadini benemeriti che avranno voluto contribuire a questa iniziativa.

A presto,

Mauro Belviolandi

Soncino 1400: ogni giorno rischiavi di morire…dalle risate!

Pubblichiamo 5 minuti di una bellissima farsa dialettale (la durata completa è di un’ora), tutta soncinese, per testi, regia, sceneggiatura, attori e pubblico.

E’ stata presentata nella sala dell’oratorio San Paolo nel 1986.

“Le mèraviglie dèl munt”: il testo è di Angelo Losi e Chicca Grossi; la regia è pure di Angelo Losi, che è anche interprete di straordinario talento. Di grande pregio anche la prospettiva del “munt” (piazza Cabrino Fondulo, che i soncinesi chiamano ancora “èl munt“, perchè legata alla sede del Monte di Pietà, che per secoli operò nel nostro borgo): una quinta dipinta dall’artista soncinese Prospet Zuccotti e dalla figlia arch. Nadia.

Siamo a Soncino, nel “munt”, nella seconda metà del ‘400, e il borgo è onorato dalla visita del Duca di Milano (Nino Ghilardi) col seguito di dame avvenenti. Un aitante soncinese (Nicola Valcarenghi), ormai prossimo al matrimonio dopo 15 anni di fidanzamento, perde la testa per la figlia del Duca, l’altezzosa Euchessina (Rosaria Reali) sorella del principino Falqui; in realtà, invece di consumare una notte d’amore, cadrà in un rovinoso tranello che, oltretutto, comprometterà il rapporto con la futura suocera (Rosetta Maina) e con la promessa sposa (Michela Lombardi). Ma, grazie alla genialità di un trascinante concittadino (Angelo Losi), alla maestria di un vibrante mandolino (Michele Balacco), al calore di voce e chitarra del bravissimo Pino Gallina, il tutto si ricomporrà nel migliore dei modi.
Nota: nel sunto che appare all’inizio del video, compaiono due errate attribuzioni personaggi/interpreti, che l’autore ci ha gentilmente segnalato (Bibe non era il duca, ma il podestà di Soncino, e Rosaria era la figlia del duca)

I video delle farse dialettali ci sono stati gentilmente concessi dallo stesso gruppo che le ha ideate e interpretate, e costituiscono senz’altro un’importantissima testimonianza artistica che assolutamente non deve andare dispersa; esse occuperanno un settore ad hoc del nuovo sito AdR a disposizione di tutti, e ad esse attingeremo per estrarre brevissimi spezzoni che si integreranno nella spiegazione di molte espressioni vernacolari che saranno a supporto del Lessico Dialettale Multimediale Soncinese, a cui stiamo lavorando da tempo.

Buona visione,

Mauro Belviolandi

“L’albero ed io” di Guccini… in dialetto soncinese…

E’ evidente che il dialetto, al giorno d’oggi, esprime un “idioma” più limitato, subordinato e incalzato dalla lingua italiana; ma riteniamo che il limite stia solo nella sua ormai scarsa pratica e conoscenza, per la naturale dispersione di un gran numero di vocaboli ed espressioni legate ad aspetti di vita ormai inconsueti; e il semplice lavoro di traduzione, alla buona, del bel testo de’ “L’albero ed io” di Francesco Guccini, vorrebbe essere un piccolo esempio di quante risorse ancora possiamo attingervi.

“me è ‘l piantù”

Chi volesse, può anche vedere il servizio andato in onda sul TG delle 19 di CREMONA 1, lo scorso 22/04/2020.

Come evidenziato nel filmato, per noi il dialetto non è un’utopia; nè intendiamo impegnarci in fini disquisizioni linguistiche; e neppure riteniamo sia materia da studiare a scuola.

Pensiamo che sia un prezioso insieme di valori, trasmessi di secolo in secolo e di bocca in bocca, in questa piccola plaga affacciata sull’Oglio; valori che prescindono da considerazioni di tassonomia linguistica, ma che sopravvivono nel nostro sentire e nel nostro vivere.

E’ questo filone interiore, propriamente culturale, che andremo a cercare, convinti che sia essenziale che non si estingua, perché qui sì… che si può sicuramente parlare di nostra identità… e, come AdR, faremo tutto il possibile perché non si disperda.

Mauro Belviolandi

Qui sotto il breve servizio sul TG di CREMONA 1, alle 19 del 22 Aprile

Auguri!… con dialetto

Come da tradizione la nostra Paola ha creato una bella cartolina di auguri, quest’anno particolarmente doverosi.

Buona Pasqua! oggi esclamiamo, e oltre al valore essenziale di questo augurio, che ci richiama, credenti e non, al profondo significato spirituale che religione e cultura ci tramandano da millenni, non possiamo che augurarci che il suo significato letterale esprima realmente un passaggio, una transizione positiva, anche verso la risoluzione di questa terribile pandemia.

Noi comunque non esitiamo a portare avanti le tante iniziative ed oggi vorremmo presentare sinteticamente le funzionalità del nostro Lessico Multimediale Dialettale Soncinese, che è già stato implementato nel nuovo sito degli AdR; aspetteremo probabilmente più del previsto, prima di attivare il nostro sito: è già pronto da tempo, le funzionalità sono già tutte implementate, ma le attuali limitazioni al movimento ci impongono una sosta, perchè noi vorremmo che anche i contenuti (Soncino Tour, lemmi dialettali, digitalizzazioni dell’archivio storico, ricerche varie…) possano raggiungere una certa massa critica, tale da meritare la vostra considerazione.

esempio di utilizzo del Lessico Multimediale Dialettale sul nostro nuovo sito

Speriamo che questa anticipazione dia l’idea della complessità di questo strumento e venga apprezzata da tutti voi. L’obbiettivo, anche con adeguate semplici lezioni di scrittura e pronuncia, è di far sopravvivere e di incentivare l’uso di quella che fino agli anni ’60 è stata la lingua assolutamente dominante nelle nostre strade e nelle nostre campagne…

… e non dimenticate che sopravviviamo solo con le vostre tessere, dunque continuate ad iscrivervi!

Alla prossima, con un video anticipatore di Soncino Tour

Mauro Belviolandi

Terribile doppio colpo Beppe, sentite condoglianze

Un colpo veramente terribile ha raggiunto il nostro consigliere Beppe Brescianini: solo qualche mese fa ci ha lasciati il fratello Flaminio, classe 1951, e ora è la volta del primogenito Luigi, classe 1948; era in attesa di essere ricoverato in ospedale, per curare problemi che aveva da qualche tempo, ma purtroppo la situazione è precipitata.

Non ci resta che stringerci attorno a Beppe, in questa terribile accoppiata, sperando di essergli di qualche conforto ed esprimere a lui, alla moglie, al fratello e a tutti i famigliari le nostre più sentite condoglianze.

A nome di tutto il Direttivo,

Mauro Belviolandi

Don Achille: pensieri, parole ed opere.

Pensieri, parole ed opere… da quando mi è giunta la dolorosa  notizia della morte di Don Achille Baronio, di Vescovato, indimenticato vicario e “costruttore” del nostro Oratorio,  queste tre parole mi frullano in testa senza tregua, sia pur celate dietro le angustie di una forzata quotidianità.

Inoltre non posso sopportare l’idea che una persona così rilevante possa andarsene così, senza alcuna celebrazione, in questi maledetti tempi di corona-virus; per questo, pur senza una precisa investitura, mi sento in diritto e in dovere di condividere il dolore della sua improvvisa partenza e di consegnare pubblicamente la consolazione dei tanti ricordi che scandiscono a posteriori le tappe della nostra maturazione, grazie ai suoi insegnamenti e al suo esempio.

Non è facile trovare persone in grado di dispensare con positività  pensieri, parole ed opere, ma ancor più difficile è trovare chi aveva sempre fatto di pensieri e parole la premessa coerente e necessaria per  costruirvi opere importanti, concrete che, a loro volta, tornavano ad essere premesse di altrettanti nuovi progetti, e così via, con passo costante, con fiducia, o meglio con fede… sempre, anche quando molti di noi gli hanno girato le spalle.

No, non era precisamente un santo: il suo carattere forte e la sua ben nota decisione lo portavano a volte, per giusta causa, anche a qualche imprudenza, ma ciò nonostante,  non v’è dubbio che  don Achille abitasse nella ristretta comunità delle persone speciali.

È naturale, i ricordi si affollano  limpidi, e abbastanza  ampi da abbracciare i momenti più significativi  di un’intera generazione, e sembra impossibile che in soli 6 anni di permanenza a Soncino, abbia potuto lasciare una traccia così profonda e duratura…

Ora  vorrei affidarli  a qualche immagine muta, ma che poi tanto muta non sarà; immagini tratte dal suo archivio fotografico, di cui era gelosissimo, ma che tre anni fa volle consegnarmi per qualche tempo; la cosa mi stupì, ma più ancora mi stupii della sua risposta, quando gli chiesi cosa potevo fare delle sue fotografie: “ io ne sono geloso, ma tu fai ciò che ritieni meglio, di te mi fido”; non aggiunse altro, il tono perentorio, me lo ricordavo bene, era quello che non ammetteva repliche… e dunque eccone alcune:

No non era un santo, lui diceva che era un semplice prete, anche quando il vescovo voleva investirlo di un ruolo molto più importante, e lui rispose: “se vuoi che restiamo amici, lasciami fare “solo” il prete”.… e vien da chiedersi: qual’era la sua catechesi? Personalmente fatico a ricordare don Achille nei panni di un sofisticato predicatore impegnato in fini dispute teologiche; no, niente di tutto questo, solo il dovuto, o poco più;  ma se è vero che noi conosciamo e apprezziamo una persona solo quando veramente questa si apre, agisce e ti si svela in piena reciproca fiducia, così io penso che la sua profondità  fosse proprio lì,   in un limpido messaggio di umana rivelazione che, a ben vedere, è anche parte del messaggio di qualcuno che lo ha preceduto, e per il quale si è messo a servizio per tutta la vita.

L’oratorio San Paolo…: era quasi un rudere quando lui arrivò a Soncino, nel 1966; tanto che dovette accasarsi provvisoriamente a fianco di San Pietro Martire, un appartamento poverissimo, senza bagno e senza riscaldamento, come ci ricordò quest’estate, quando io e un comune amico lo prelevammo da Villa Flaminia, ed andammo a pranzare in un bel ristorante, appena fuori Cremona, sulle golene del Po.

Impressionanti i lavori che vennero fatti; ingenuamente gli chiesi: “ma chi finanziò la maggior parte dei lavori? La Diocesi? Il Comune?…”. Risposta secca: “Voi! La gran parte dei finanziamenti arrivò dai vostri lavori al bar del cinema e dei tornei notturni di calcio, dai biglietti venduti in gran quantità per tornei, pesche, feste e carnevali, e tante altre iniziative di cui i giovani dell’oratorio furono gli artefici principali…”. Non mancò di ricordare l’aiuto, sia pur molto secondario,  della parrocchia e di monsignor Luigi Affini e, contrariamente a quanto pensavamo, ci assicurò che monsignore gli diede sempre carta bianca. Importante anche l’aiuto dei privati, con donazioni varie, di molti volontari artigiani e operai e, aggiungerei, la scaltrezza e la bravura di don Achille che, con la sua verve, sapeva ottenere tutto a metà prezzo, se non meno, compreso l’apporto costante dell’arch. Roccatagliata di Bergamo, che curò progettazione e direzione lavori.

Guardate un po’ il prima:

… e confrontatelo al dopo:

Dicevo dei carnevali: tra una forchettata e l’altra, quanto entusiasmo traspariva dal suo sguardo nel ricordarci le interminabili serate, nelle stanze fredde dei lunghi inverni, a preparare i carri di carnevale e quanto calore in quella frenetica e generale operosità… fino all’esplosione della festa popolare nelle vie di Soncino, percorse da sfilate di gioia irrefrenabile, semplice, un rito che sembrava qualcosa di dovuto, forse quasi di immutabile, commovente e contagioso…

… e poi all’Oglio, con biciclettate al Grest, i giochi di ogni tipo, i tornei notturni, tornei di ping pong, tornei di biliardo, squadre di calcio, squadre di basket, squadre di pallavolo, e le corse alla colonia estiva di Monno, in alta Valcamonica, ed il ritorno il giorno dopo con la sua ‘500, per firmare un acquisto o per organizzare una serata di torneo, per poi ritornare in fretta ai monti… e così via.

La storia si tronca qui, improvvisamente: gli anni scorsi aveva superato un brutto infarto; successivamente era caduto, scendendo dal gradino di un altare, mentre celebrava la messa, e si ruppe il femore; ma la tempra era dura e si riprese lo stesso, pur fiaccato dai forti dolori e fece in tempo, poche settimane fa, a concelebrare il funerale del suo amico Ginetto Carniti, qui a Soncino; ma questa volta non ce l’ha fatta, e un’emorragia cerebrale lo ha stroncato in pochi giorni di ospedale, all’età di 84 anni.

Potrebbe sembrare scontato, e suonare forse un po’ retorico, affermare che ora lui vive in noi; ma tutti noi lo sappiamo, non si tratta di compiacenza celebrativa, è proprio così, lo attesta il brulicare dei nostri precisi ricordi, nella loro rassegnata e composta nostalgia, accompagnata da quell’incessante e motivatissimo refrain che segnerà sempre la sua presenza: pensieri, parole ed opere.

Mauro Belviolandi

Per altro, per chi volesse, questo è il link a un video che abbiamo voluto comporre per augurio a Orzinuovi, il paese più colpito del bresciano, ma anche a tutti noi, e non solo.