Un affresco, un palo… e una coda di paglia

CHE NON SI DICA CHE VOGLIAMO FARE POLEMICHE! Non volevamo assolutamente rinfocolarle, ma se chi è nel torto, invece di star zitto oppure di scusarsi, si permette di offendere e dare pubblicamente dell’incompetente a dritta e a manca, allora si è costretti a rispondere, trattandosi di sortite inammissibili per le quali l’Associazione vuole tutelarsi.

I fatti:

  • appaiono su facebook delle foto su alcuni momenti della bella rievocazione storica organizzata domenica scorsa in rocca da Castrum Soncini;
  • in una vediamo che c’è un palo appoggiato contro un affresco del ‘400 che, oltre tutto, lo scorso anno gli Amici della Rocca avevano grandemente contribuito a restaurare e a mettere in sicurezza, con il contributo anche del comune e di una cinquantina di cittadini, ad opera di un rinomato restauratore e sotto la tutela della Soprintendenza;

PaloAffreschiParticolare

  • memore di come il sig. Fabio Maestri, presidente di Castrum Soncini, irridendo ai nostri inviti diretti e indiretti, tratta un bene tutelato come il portone della Rocca (sempre restaurato gratuitamente dagli AdR- si tratta di puntine da disegno, ma spiegherò meglio un’altra volta se saremo costretti) ho voluto far ripubblicare su facebook la stessa foto col palo contro l’affresco dove si  stigmatizzava la cosa come una carenza di rispetto verso un bene tanto prezioso.

Com’era logico ci sono state reazioni, e infatti subito una signora aggiunge un normalissimo educato commento in cui  osserva che “non c’è il preposto a sorvegliare gli allestimenti “ e conclude affermando che “l’arte va preservata”; ma il sig.Fabio Maestri, invece di scusarsi, o di parlare di una svista momentanea, o altro (che in una manifestazione così articolata può anche malauguratamente succedere)  risponde con tono sprezzante e altezzoso: “Peccato non capire che l’allestimento era per far comprendere come si realizzavano gli affreschi del ‘400. Non sono stati toccati gli affreschi originali. Prima di criticare bisognerebbe informarsi e se non si è competenti chiedere. Ma si sa la competenza al giorno d’oggi è un optional”; tale offensiva affermazione appare al sottoscritto anche priva di senso, perché, oltre ad affermare contro l’evidenza che gli affreschi non sono stati toccati, mi chiedo cosa c’entri la competenza col fatto che un palo era contro un affresco: lo vede chiunque, senza avere le sublimi competenze che il sig. Fabio Maestri si attribuisce! Affermare poi che le impalcature erano staccate e protette non c’entra nulla col fatto che il palo era appoggiato all’affresco.

Ma non bastava, e lo stesso sig. Fabio Maestri passa al quotidiano La Provincia, dove al giornalista che gli fa notare la mia posizione (contro quel fatto specifico, mai contro la rievocazione storica), rincara la dose: “la prossima volta si informino meglio,… quel banchetto che non ha toccato il muro, era proprio per la ricostruzione…per affrescatori medievali”  ….”bisognerebbe informarsi e se non si è competenti chiedere…

Ecco perché, a tutela della nostra dignità personale e di associazione siamo costretti a spiegare bene.

Non riusciamo a capire come sia sostenibile una posizione di attacco offensivo a noi, a fronte dell’evidenza dei fatti che li contraddice e in più con considerazioni fuori luogo; ribadiamo: che c’entrano i banchetti con il palo appoggiato? Ci vuole competenza e bisogna informarsi dal sig. Maestri per dire che un palo è appoggiato?

Alla fine forse l’ultima ipotesi interpretativa di questo singolare atteggiamento ce la fornisce il vocabolario italiano, laddove si parla di coda di paglia, perché così recita: “Avere la coda di paglia è un’espressione… che indica la situazione psicologica di chi… non ha la coscienza tranquilla e, di conseguenza… si discolpa senza essere stato accusato, reagisce d’impulso a critiche o osservazioni”.

Basta così,  e intimiamo al signor Maestri di non continuare con gli insulti ingiustificati. Non abbiamo nulla contro di lui, ma il nostro intento per il momento è solo quello di chiarire chi è competente, e di evitare di essere insultati, come persone e come Associazione, anche in futuro.

Per quanto riguarda la manifestazione e i figuranti, non abbiamo mai nascosto di apprezzare il loro lavoro; personalmente conosco molti ragazzi bravissimi, entusiasti e ad essi va tutta la nostra ammirazione e ci auguriamo che possano tranquillamente proseguire con le loro iniziative di valorizzazione culturale.

Per gli Amici della Rocca,  il presidente

Mauro Belviolandi

Allegato: articolo de’ La Provincia

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Gli unghioni del Campi… non mancate!

La chiesa di Santa Maria delle Grazie è senz’altro il monumento più importante, per bellezza, spiritualità e rilevanza artistica del grande patrimonio monumentale del nostro borgo;  per gli Amici della Rocca è un immenso piacere che si stia concretizzando la bellissima iniziativa  che proprio il compianto Giorgio Torriani volle chiamare  “Operazione Unghioni del Campi“, portata avanti con grande determinazione da Argo, Quartiere Brolo, ACLI e Pro Loco, in collaborazione con parrocchia e l’ufficio diocesano dei beni culturali, diretto dal soncinese don Gianluca Gaiardi.

L’iniziativa è ancor più gradita, perchè sappiamo che si muove in un contesto di intenso fermento operativo, che vede in don Giuseppe Nevi il formidabile motore di un grandioso e generale progetto di recupero e restauro delle risorse artistiche e architettoniche di stampo ecclesiastico a Soncino.

Tornando agli Unghioni del Campi, di che si tratta? Basta osservare l’abside di Santa Maria.

Abside

In figura si nota che, proprio alla base del catino dell’abside, dove partono i sette spicchi nervati di questa sorta di  semicupola, sono presenti dei tondi che rappresentano santi carmelitani sovrastati dall’oculo del Dio benedicente; sei di questi tondi, che erano stati realizzati attorno al 1510, vennero ricoperti attorno al 1530 dalle immagini degli stessi santi carmelitani; si trattava di figure a mezzo busto, di grande intensità espressiva, che vennero realizzate dal giovane e importante pittore cremonese Giulio Campi, autore, tra l’altro, dell’arco trionfale della Madonna Assunta; dopo circa 5 secoli, nel 1960, questi stessi affreschi vennero strappati dalle lunette absidali, e costituiscono i cosiddetti “unghioni del Campi” che sono oggetto dell’attuale operazione di restauro.

Il prof. Mario Marubbi, grande studioso ed estimatore del patrimonio storico e architettonico soncinese, e a alle cui pubblicazioni noi spesso attingiamo per le nostre ricerche, saprà senz’altro esporre con precisione, ma anche con la brillantezza che lo distingue, ogni particolare di questa rilevante operazione che, proprio grazie al suo interessamento, si sta minuziosamente attuando nei laboratori  della scuola di restauro di Botticino.

Per inciso, trattandosi di Santa Maria delle Grazie, informo che sta per iniziare anche l’impegnativa opera di restauro del portone della stessa chiesa; verrà realizzato gratuitamente dagli Amici della Rocca, su progetto e guida del restauratore Paolo Mariani di Crema, che già ha eseguito il restauro degli affreschi della torre sud-orientale della nostra rocca, sempre su nostra iniziativa.

Il portone è molto bello…

PortoneIntero

…ma anche molto malandato

…gli AdR stanno già eseguendo gli assaggi da sottoporre alla soprintendenza…

…e i lavori veri e propri inizieranno nella prima metà di ottobre; presto vi relazioneremo in modo adeguato sui protagonisti e sulle peculiarità di questo nostro nuovo intervento.

Per il momento, arrivederci dunque a sabato 28 in S.Maria d.G. alle 17, per non perderci l’interessante conferenza!

Mauro Belviolandi

Giorgio… un’alta torre

In brevissimo tempo, una spietata  malattia ci ha portato via Giorgio, ancora nel pieno delle sue forze.

Se qualcuno non lo avesse conosciuto, potrebbe pensare che in questi giorni, a Soncino, ci si sia lasciati un po’ andare nel tristissimo rito della commemorazione, ma noi tutti sappiamo che non è così e che tutto gli sia più che dovuto, perché è la sua vita che parla: insegnante stimatissimo e amato, assessore e consigliere comunale, fondatore e anima di Argo, fondatore e regista del gruppo teatrale Arca di Noè, sportivo, escursionista, alpinista… sappiamo che è impossibile ricordare le innumerevoli importanti iniziative in cui Giorgio è stato protagonista, in tutto l’arco della sua vita; sto cercando una sua foto, ma è difficile: scorro il sito di Argo, scorro pagine di  facebook, ricerco fra gli Alpinisti Anonimi, ed anche fra gli Amici della Rocca… e altri gruppi ancora; mentre moltissime sono le immagini che richiamano la sua essenziale presenza, se non la sua  diretta paternità, stranamente constato che non trovo una sua foto.

E infatti Giorgio era così, proteso verso gli altri, mai verso se stesso, in modo naturale e spontaneo, con competenza, cultura, sensibilità e slancio vitale; nei tanti dibattiti pubblici non faceva mai mancare la sua parola, col suo stile misurato,  con la sua voce chiara e convincente, che induceva alla riflessione, all’approfondimento… Io stesso, che pure sono sensibilmente più anziano di lui, posso dire che quel giovane brillante mi ha spesso donato spunti di riflessione e significative chiavi di lettura in questioni importanti, come pure nelle circostanze più divertenti e ricreative…

Alla fine una foto l’ho trovata, grazie alla ricerca di Paola, ma  mi pare quasi ingiusto e riduttivo che una persona così rilevante possa essere racchiusa in una sola immagine; forse è più coerente  seguire il suo esempio, inscritto anche nel suo cognome, e immaginare una sua presenza più impalpabile, soffusa e distesa nella dignità delle alte torri della sua Soncino, come qualcosa che resta, come un pensiero che sale….: anche questo gli è sicuramente dovuto.

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A nome di tutti gli associati esprimo a Giovanna, al figlio Massimiliano, e a tutti i loro cari le nostre condoglianze più sincere e commosse,

Mauro Belviolandi

Rosa, rosae, rosae… una declinazione-UN REFERENDUM… esprimetevi!

Oggi, con questo titolo che evoca la prima declinazione latina,  vi chiamiamo a decidere, con una sorta di Referendum, su una questione cruciale per il nostro dialetto, ma prima è necessaria una premessa

PREMESSA

Ci troviamo al capezzale di un ferito grave, il dialetto… col ventre aperto e budella penzolanti… non staremo certo a sottilizzare! In questi casi la priorità deve essere la rapidità dell’intervento, senza andare troppo per il sottile!

…E se ci accusassero di non aver ben sterilizzato il bisturi? … di non aver analizzato il gruppo sanguigno della c “pre-medio-postpalatale sorda”??? o della s “sibilante apicale”???

Beh, allora noi risponderemmo: “ma non vedete che il dialetto sta morendo!!!???  Lasciate perdere le sottigliezze accademiche! Cerchiamo invece di rimettere le budella al loro posto e il prima possibile! Si tratta di attimi, si tratta di vita o di morte!

Logico no?… ma come fare? La risposta è semplice: lo terremo in vita con iniezioni di scrittura.

Dobbiamo renderci conto che se non lo facciamo noi, che abbiamo ricevuto e vissuto il dialetto prima ancora dell’italiano, non lo potrà fare nessun altro; solo noi ancora sentiamo istintivamente il desiderio di esprimerci in dialetto, e solo se imparassimo a scriverlo con facilità e semplicità, anche e soprattutto col cellulare, solo allora avremmo la possibilità di mantenerlo in vita e tramandarlo ai giovani…  assieme ai suoi suoni squillanti, le sue cadenze famigliari, i suoi colori forti e le sue sottili sfumature…

Almeno proviamoci!… e con il minor numero di regole possibile! nel modo più facile e naturale che riusciremo a proporre; ma fra le tante/poche regole ce n’è una che richiede un vostro parere…

 

ROSA, “RÖZA” O “RÖSA” ???      QUESTO È IL PROBLEMA!!!

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Abbiamo constatato che tutti i testi di dialetto consultati, e noi con loro, usano il criterio molto opportuno di seguire quanto più possibile le regole di pronuncia/scrittura dell’italiano, limitandosi a intervenire dove ci sono difformità, o suoni addirittura mancanti, come con ü o ö ad esempio.

Bene, il problema che vi poniamo è il seguente. I testi consultati che trattano dei dialetti lombardi, usano la “z” per indicare la “s” dolce/sonora (quella di “rosa”),  mentre usano la “s” vera e propria (detta aspra/sorda, come in “sardo” ad esempio) in tutti gli altri casi.

Questo criterio, che noi però NON vorremmo adottare, è ben motivato; infatti non esiste in dialetto il suono “z” dell’italiano (se non in forme degradate di dialetto italianizzato). Per questo l’utilizzo della “z” per la s dolce consente di dare una giusta e univoca indicazione di corretta pronuncia. Anche chi non conoscesse il dialetto soncinese, saprebbe ben pronunciare la parola “rosa” dialettale, che verrebbe scritta “röza” ( e analogamente “spuza” per “sposa”, “razur” per “rasoio”, ecc…); è però altrettanto vero, che un giovane soncinese, con dialetto claudicante e senza conoscenza di regole di pronuncia dialettale (e credo si tratti della stragrande maggioranza) all’apparire di parole con la “z” tenderebbe, per analogia di lettura con l’italiano, a pronunciarle come fossero “z” percependo un suono falso, fastidioso e fuorviante.

Il nostro orientamento sarebbe quindi di non ricorrere alla “z” per la “s” dolce, e lasciare la stesso criterio utilizzato per l’italiano,  perchè la conoscenza del dialetto è ancora sufficientemente diffusa, e nascerebbero senz’altro meno fraintendimenti; questo ci discosterebbe dalla scelta prevalente adottata dai classici testi dei dialetti locali; ma a noi pare che solo pochi siano gli interessati a queste grammatiche, mentre moltissimi vorremmo che fossero i soncinesi capaci di riappropiarsi della corretta scrittura, almeno di qualche saporita frase dialettale…. e non dimentichiamoci la premessa!

Siamo giunti al dunque…

REFERENDUM ORIENTATIVO

Gentili soncinesi, o simpatizzanti tali, ritenete che nella grammatica e nel vocabolario del dialetto che gli Amici della Rocca adotteranno e pubblicheranno, venga utilizzato il seguente criterio A) oppure il criterio B) ?

A) utilizzeremo sempre la lettera “s”, come in italiano, anche se si tratta di “s” dolce/sonora (quindi “rösa” per rosa, “spusa” per “sposa”, “rasur” per “rasoio”, ecc…)

B) utilizzeremo la lettera “z”, quando si tratta di “s” dolce/sonora (quindi “röza” per rosa, “spuza” per “sposa”, “razur” per “rasoio”, ecc…)

Potete esprimervi inviando una mail con scritto “Scelgo A” oppure “Scelgo B”, all’indirizzo amicidellaroccasoncino@gmail.com oppure scrivendo la stessa risposta nei commenti sotto questa pagina.

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INFO DIALETTO

Bibe e Maria hanno già registrato circa mille parole dialettali con perfetta pronuncia, che resteranno per sempre quale sicuro riferimento della nostra lingua madre (dialettale naturalmente); queste verranno pubblicate su un vocabolario on-line che attiveremo sul nostro sito, assieme a un’agile e brevissima pagina con facili regole di scrittura.

Il vocabolario, che si arricchirà ancora di un ulteriore gran numero di parole e di frasi tipiche, consentirà di attingere alla corretta scrittura e di sentirne l’esatta pronuncia.

Verrà anche pubblicato, al termine, un vero e proprio testo/e-book, che potrà essere scaricato liberamente e gratuitamente da chiunque fosse interessato; l’e-book, realizzato con i più avanzati software Adobe, disporrà di tutte le funzionalità per leggere, ascoltare… e vedere.

Il vocabolario on-line, con il sonoro, non è un lavoro di poco conto, ma le prime prove che stiamo implementando su un sito parallelo, stanno dando ottimi risultati.

A presto,

Mauro Belviolandi

ÈL CUDÉR, qualcosa di grave… qualcosa di acuto

ÈL CUDÉR… parola che racchiude il punto fondamentale per scrivere in dialetto: e cioè distinguere l’accento grave dall’accento acuto.

Tranquilli: Bibe e Maria vi spiegheranno tutto! e sarà facilissimo…

Intanto ecco un anticipazione della prima lezione

Non mancate di seguire la prima lezione, che uscirà fra una decina di giorni.

Se ci seguirete, presto potrete tranquillamente comunicare con messaggi sul cellulare in perfetto dialetto e senza fatica.

A presto

Mauro Belviolandi

CHE EQUIVOCO!!! NON SIAMO NOI…

CHE EQUIVOCO! NON SIAMO NOI!!!!!

 

Lo scorso anno ci è stato chiesto di aderire alla rete di sostegno del progetto di restauro di S.Maria delle Grazie per aderire al bando “Beni al Sicuro” finanziato da Fondazione Cariplo, perché la compartecipazione di Associazioni del territorio aumentava le probabilità di ottenere il finanziamento.

Noi abbiamo aderito di buon grado (vedere lettera di adesione allegata) e, per evitare malintesi circa nostre volontà di interferire su competenze progettuali, abbiamo dato esplicita disponibilità a fornire gratuitamente i tour virtuali dell’interno della chiesa che già avevamo fatto, oltre ad altre rappresentazioni grafiche.

Una volta consegnata la nostra dichiarazione, come ci era stato richiesto,  non abbiamo più avuto alcun riscontro da parte di nessuno e, ottenuto il finanziamento, i lavori di progettazione sono proseguiti senza alcun coinvolgimento della nostra Associazione, neppure a livello minimamente informativo.

Noi ne abbiamo preso atto, ma non entriamo nelle scelte altrui e proseguiamo con le nostre attività, come sempre libere, pubbliche  e alla luce del sole.

Ieri abbiamo visto il bel Tour 3D, del tutto simile al nostro,  ma fatto fare ad altri (si legge che è stato realizzato dalla scuola di restauro di Botticino),  pubblicato sul sito del restauro di S.M.delle Grazie, e poiché la nostra attenzione va solo alla chiesa, nella sua dimensione spirituale e artistica, ci ha fatto piacere lo stesso condividere il link sulla nostra pagina Facebook, in modo da far apprezzare la chiesa a più persone possibile e da qui è nato l’equivoco: comprendiamo anche il giornalista, che avendo visto mesi addietro anticipazioni del nostro tour, ha subito associato il lavoro agli Amici della Rocca, era logico del resto.

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Ora è però importante dar merito agli autori, ed è per questo, oltre che per chiarezza e trasparenza, che abbiamo inviato questo nostro lungo chiarimento.

Per quanto ci riguarda informiamo i soci che il nostro lavoro sui tour virtuali, assai più ampio e articolato, prosegue e che siamo certi che non deluderà le attese; avendo però poche risorse e molte iniziative in ballo, i tempi sono quelli che sono… ce la mettiamo tutta, ma bisogna pazientare.

A presto,

Mauro Belviolandi

Allegato: link alla lettera di adesione alla rete di sostegno dell’iniziativa di restauro

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VOCE DEL VERBO “DISARCHIVIARE”…

Modo indicativo, tempo presente, terza persona plurale: ESSI ARCHIVIANO

Bene, invece noi pensiamo che sia finalmente giunto il momento di invocare la prima persona plurale, ricorrendo però a un nostro neologismo: “NOI DISARCHIVIAMO”

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Da troppo tempo, nell’ex bel paese, contrariamente a quanto avviene all’estero, riscontriamo che proprio gli enti preposti alla conservazione e alla valorizzazione dell’immenso patrimonio storico artistico italiano, non di rado, sembrino più preoccupati di mettere “in naftalina”, che non di diffondere, facilitare, attirare…  come se volessero sostenere le ragioni del vocabolario italiano, dove, in seconda o terza battuta, leggiamo: “archiviare:  mettere definitivamente da parte“.

E questo nonostante precise e sacrosante disposizioni legislative invitino a fare il contrario. Organizzano eventi? sì… Divulgano pubblicazioni? sì….Sono accessibili via web? sì… Però provate a scaricare un file… intendo un file ben leggibile, che possa servire per uno studio approfondito… provate a fare ricerche… provate… provate…

Per questo la nostra iniziativa di digitalizzazione dell’archivio storico soncinese non si pone solo l’obbiettivo di disporre di decine di migliaia di file in alta risoluzione, ma farà in modo che ogni persona, di Soncino e non, italiana e non, possa comodamente e gratuitamente effettuare le proprie ricerche  su un sito apposito,  con facilità, per argomenti, o per nomi, o per anno… insomma con tutte le chiavi di ricerca che qualsiasi software mette ormai a disposizione; i file che scaricherà saranno di qualità, e non verrà posto alcun vincolo al loro utilizzo; siamo convinti che questo sarà di aiuto a tutte le persone che vogliano nutrirsi del nostro patrimonio culturale e che quindi lo alimenteranno a loro volta, sperando di contribuire, nel nostro piccolo, a invertire una linea di tendenza che pare orientata al ribasso.

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Ringraziamo il Comune, in particolare nella persona del sindaco Gabriele Gallina e della delegata alla cultura Roberta Tosetti: non solo hanno appoggiato la nostra iniziativa, ma ci hanno dato modo di godere della preparazione e dell’entusiasmo dell’archivista Ilaria Fiori, che ha redatto e firmato il progetto archivistico, a cui va tutta la nostra gratitudine e ammirazione per l’aiuto, a tutti i livelli, che ci sta fornendo con entusiasmo.

Ringraziamo gli sponsor Aldo Vanoli per Ferramenta Vanoli spa e Primo Podestà, in qualità di direttore generale di Linea Gestioni: il loro importante e essenziale contributo ci consentirà di rispettare, alla grande, anche le specifiche archivistiche più restrittive.

Un ringraziamento particolare agli Amici della Rocca: ai membri del Consiglio Direttivo che hanno sostenuto ogni passo del progetto, al prof. Emilio Marchesi, esperto di macchine utensili, che ha materialmente costruito l’ottimo posizionatore della fotocamera, e a tutti quanti che, per circa un anno, si alterneranno alla fotocamera e al computer per digitalizzare ed elaborare i file… avremo modo di conoscerli.

Vi saluto col link al servizio passato più volte sui  TG di Cremona TV1, che sta seguendo e dando rilievo alla nostra iniziativa.

 

A presto,

Mauro Belviolandi