Soncinesi dell’Anno: non capita tutti gli anni…

Non capita tutti gli anni…

Ricorro a questo esordio, all’apparenza paradossale, per esprimere a nome degli AdR tutto il mio compiacimento per la serata di ieri sera, festa di San Martino patrono di Soncino, in filanda, per la consueta celebrazione de’ I Soncinesi dell’Anno, condotta dal sindaco Gabriele Gallina, col supporto dell’intera Giunta comunale.

CoraleSoncinesi2019

E’ stata musica eccellente, con una Corale San Bernardino in forma smagliante, rafforzata da pregevolissimi musicisti che il maestro Giorgio Scolari ha saputo richiamare e dirigere alla perfezione; spicca su tutti la bella e affascinante soprano Marina Morelli; difficilmente scorderemo l’interpretazione dell’accoppiata Marina Morelli-Beppe Tommasoni in  “I’ te vurria vasà”, così come non sfumeranno le emozioni di quelle arie sospese fra Mozart, Lehàr , Lombardo  e  Trovajoli.

Ma la straordinarietà della serata, ciò che giustifica il “non capita tutti gli anni”, scaturisce proprio da loro, i Soncinesi dell’Anno, quest’anno veramente formidabili…

Soncinesi2019

Che dire di chi, da anni, sa portare un sorriso nelle corsie di reparti oncologici infantili? Per me è stata un’inaspettata sorpresa, difficile aggiungere altro: grazie Paolo Pozzi, Cristina Valzelli e Fabio Bresciani!

E Ilaria Cavalli con Nicola Pignoli? Non credo che, in ambito artistico-carnevalesco,  esista un premio che superi, per prestigio e qualità, l’essere incoronati Re e Regina del Carnevale di Venezia!

L’ing. Cristiano Bonetti: alla presidente del consiglio comunale Chiara Rossi, che lo invita a spiegare i successi legati alle sue ricerche e alla sua attività imprenditoriale nel campo del monitoraggio degli stress dei cavi d’acciaio, risponde candidamente che: “più che per le mie ricerche, visto che ho studiato per fare quello, sono contento di aver attirato in Italia i finanziamenti di una nota multinazionale belga”; direi che basta una risposta di questo tenore per cavarsi il cappello, a fronte di tanta bravura e altrettanta rara modestia.

Il dott. Michele Grazioli: qui sono in forte imbarazzo per il rischio di sembrare di parte, trattandosi del nostro vice-presidente e nostro importante sostenitore; dei suoi successi e dei suoi exploit abbiamo già detto molto, anche se ancor di più potremmo dire; le motivazioni della giuria citano i successi nella ideazione di applicativi di intelligenza artificiale in grado di prevenire guasti ai grandi impianti… Tutto vero e tanto altro ancora! A noi piace ricordare le misurate e impeccabili parole di Michele, ieri sera, che richiamano all’orgoglio di sentirsi parte di una piccola comunità, pur in scenari operativi che abbracciano ormai l’intero pianeta.

Forse un attore? forse un ufficiale appena sfornato dall’accademia statunitense di West Point? Mi veniva quasi da scattare sull’attenti, alla vista della scultorea e atletica figura del pluripremiato Luca Duranti, Capo Scelto di Reggimento (grado massimo raggiungibile) e primo allievo dell’anno nella prestigiosa Accademia Militare di Modena; per inciso, così… giusto per non saper cosa dire, pochi giorni fa, Luca ha ricevuto una medaglia di riconoscimento direttamente dalle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non so se mi spiego… cos’altro posso aggiungere io!?!?

Rileggo in fretta prima di premere il tasto “pubblica”; mi sfiora per un attimo il dubbio di aver esagerato, ma lo allontano subito: rifletto con obbiettività… assolutamente no, tutto corrisponde al reale, nessuna montatura celebrativa, anzi! premo deciso su “pubblica”, sempre più convinto che  non sian cose che possano capitare ogni anno, ma chissà…

per gli AdR

Mauro Belviolandi

foto: “rubate” a Luigi Carniti e Mary Brocchetti

 

ARCHIVIAZIONE DIGITALE… Argomento 001, Fascicolo 001, Sottofascicolo 001, carta 001….

ONORE ALLA PRIMA “CARTA”!

Non si tratta certo della pagina più importante e neppure della più antica del nostro prezioso e poderoso archivio storico, anzi….; vogliamo ugualmente renderle omaggio, come si fa al taglio di ogni nastro, quale segno ben augurante per l’avvio di questa nostra impegnativa operazione:

SIGNORE E SIGNORI, ECCO A VOI LA CARTA NUMERO 1!!!

ArchivioDoc01

E’ stata un’operazione molto complessa,  superando non pochi passaggi in Soprintendenza, poi tutti gli aspetti legati  alle attrezzature: progettazione e realizzazione di un robusto e preciso supporto di posizionamento e di illuminazione;  individuazione di una super-fotocamera, da ben 46 Mpixel,  concessa dalla Ferramenta Vanoli, che ci permette di stare alla pari, ma spesso anche davanti, alle migliori ditte del settore; su un potente portatile, offerto da Linea Gestioni, abbiamo individuato un software evoluto in grado di controllare e gestire ogni passo della fotocamera per l’acquisizione delle immagini in alta risoluzione, che vengono memorizzate su due hard disk esterni da parecchi Terabyte, consentendo sicure operazioni di backup.

UN PROTOCOLLO RIGOROSO

Abbiamo poi affrontato gli aspetti organizzativi col Comune; vista l’importanza dei documenti, abbiamo fortemente voluto studiare un protocollo rigorosissimo di consegna e di scarico controllato dei documenti, a tutela nostra e del Comune:

  • l’archivista del comune Ilaria Fiori conta e controlla preventivamente un certo numero di documenti da digitalizzare, e redige un verbale di consegna, in duplice copia, con specificato numero, nome e posizione di ogni carta; gli AdR verificano e sottoscrivono il verbale, e procedono alla digitalizzazione che può durare anche parecchi giorni; ogni volta i documenti vengono momentaneamente collocati in comune in un altro armadio sicuro e sotto chiave;
  • finita la digitalizzazione di quella fase, i documenti vengono riconsegnati, e controllati da Ilaria Fiori per redigere il verbale di scarico, e riposti in archivio dalla stessa archivista e solo dopo,  si dà inizio alla fase successiva come sopra detto, e così via.

CODIFICA DI FILE E DI DOCUMENTI

Un aspetto poco appariscente,  ma molto importante, è la codifica degli antichi documenti; abbiamo infatti progettato  un file di excel capace di generare automaticamente  un codice univoco per ogni singola carta, identificando però anche  il faldone di appartenenza, il fascicolo, il sottofascicolo e pure l’argomento; crediamo che sia anche un’occasione per il Comune per una verifica approfondita di tutti i documenti dopo la basilare prima catalogazione del dott. Marco Migliorini, risalente agli anni ’90.

PARTENZA!

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Fra circa un mese saremo in grado di ben stimare i tempi complessivi di digitalizzazione, che occuperanno sicuramente parecchi mesi, trattandosi di decine di migliaia di foto, che verranno ulteriormente frazionate in formati diversi per specifici scopi, superando così i 100.000 file, oltre ad essere ritagliate in coerenza con le migliori specifiche archivistiche. In parallelo, ma con un certo sfasamento temporale, creeremo anche un grande database compatibile con gli standard internazionali di catalogazione storica; lo stesso database, che sarà disponibile sul nostro sito degli Amici della Rocca,  consentirà la libera e gratuita consultazione ed anche il download da parte di qualunque appassionato; noi crediamo che in questo modo Soncino possa acquisire  maggior centralità e importanza fra i vari centri di interesse che si affacciano sullo sterminato mondo di internet, stimolando legami e iniziative che potranno innalzare  il prestigio del nostro borgo.

A presto,

Mauro Belviolandi

ps. allego l’articolo de’ La Provincia

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Un affresco, un palo… e una coda di paglia

CHE NON SI DICA CHE VOGLIAMO FARE POLEMICHE! Non volevamo assolutamente rinfocolarle, ma se chi è nel torto, invece di star zitto oppure di scusarsi, si permette di offendere e dare pubblicamente dell’incompetente a dritta e a manca, allora si è costretti a rispondere, trattandosi di sortite inammissibili per le quali l’Associazione vuole tutelarsi.

I fatti:

  • appaiono su facebook delle foto su alcuni momenti della bella rievocazione storica organizzata domenica scorsa in rocca da Castrum Soncini;
  • in una vediamo che c’è un palo appoggiato contro un affresco del ‘400 che, oltre tutto, lo scorso anno gli Amici della Rocca avevano grandemente contribuito a restaurare e a mettere in sicurezza, con il contributo anche del comune e di una cinquantina di cittadini, ad opera di un rinomato restauratore e sotto la tutela della Soprintendenza;

PaloAffreschiParticolare

  • memore di come il sig. Fabio Maestri, presidente di Castrum Soncini, irridendo ai nostri inviti diretti e indiretti, tratta un bene tutelato come il portone della Rocca (sempre restaurato gratuitamente dagli AdR- si tratta di puntine da disegno, ma spiegherò meglio un’altra volta se saremo costretti) ho voluto far ripubblicare su facebook la stessa foto col palo contro l’affresco dove si  stigmatizzava la cosa come una carenza di rispetto verso un bene tanto prezioso.

Com’era logico ci sono state reazioni, e infatti subito una signora aggiunge un normalissimo educato commento in cui  osserva che “non c’è il preposto a sorvegliare gli allestimenti “ e conclude affermando che “l’arte va preservata”; ma il sig.Fabio Maestri, invece di scusarsi, o di parlare di una svista momentanea, o altro (che in una manifestazione così articolata può anche malauguratamente succedere)  risponde con tono sprezzante e altezzoso: “Peccato non capire che l’allestimento era per far comprendere come si realizzavano gli affreschi del ‘400. Non sono stati toccati gli affreschi originali. Prima di criticare bisognerebbe informarsi e se non si è competenti chiedere. Ma si sa la competenza al giorno d’oggi è un optional”; tale offensiva affermazione appare al sottoscritto anche priva di senso, perché, oltre ad affermare contro l’evidenza che gli affreschi non sono stati toccati, mi chiedo cosa c’entri la competenza col fatto che un palo era contro un affresco: lo vede chiunque, senza avere le sublimi competenze che il sig. Fabio Maestri si attribuisce! Affermare poi che le impalcature erano staccate e protette non c’entra nulla col fatto che il palo era appoggiato all’affresco.

Ma non bastava, e lo stesso sig. Fabio Maestri passa al quotidiano La Provincia, dove al giornalista che gli fa notare la mia posizione (contro quel fatto specifico, mai contro la rievocazione storica), rincara la dose: “la prossima volta si informino meglio,… quel banchetto che non ha toccato il muro, era proprio per la ricostruzione…per affrescatori medievali”  ….”bisognerebbe informarsi e se non si è competenti chiedere…

Ecco perché, a tutela della nostra dignità personale e di associazione siamo costretti a spiegare bene.

Non riusciamo a capire come sia sostenibile una posizione di attacco offensivo a noi, a fronte dell’evidenza dei fatti che li contraddice e in più con considerazioni fuori luogo; ribadiamo: che c’entrano i banchetti con il palo appoggiato? Ci vuole competenza e bisogna informarsi dal sig. Maestri per dire che un palo è appoggiato?

Alla fine forse l’ultima ipotesi interpretativa di questo singolare atteggiamento ce la fornisce il vocabolario italiano, laddove si parla di coda di paglia, perché così recita: “Avere la coda di paglia è un’espressione… che indica la situazione psicologica di chi… non ha la coscienza tranquilla e, di conseguenza… si discolpa senza essere stato accusato, reagisce d’impulso a critiche o osservazioni”.

Basta così,  e intimiamo al signor Maestri di non continuare con gli insulti ingiustificati. Non abbiamo nulla contro di lui, ma il nostro intento per il momento è solo quello di chiarire chi è competente, e di evitare di essere insultati, come persone e come Associazione, anche in futuro.

Per quanto riguarda la manifestazione e i figuranti, non abbiamo mai nascosto di apprezzare il loro lavoro; personalmente conosco molti ragazzi bravissimi, entusiasti e ad essi va tutta la nostra ammirazione e ci auguriamo che possano tranquillamente proseguire con le loro iniziative di valorizzazione culturale.

Per gli Amici della Rocca,  il presidente

Mauro Belviolandi

Allegato: articolo de’ La Provincia

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Gli unghioni del Campi… non mancate!

La chiesa di Santa Maria delle Grazie è senz’altro il monumento più importante, per bellezza, spiritualità e rilevanza artistica del grande patrimonio monumentale del nostro borgo;  per gli Amici della Rocca è un immenso piacere che si stia concretizzando la bellissima iniziativa  che proprio il compianto Giorgio Torriani volle chiamare  “Operazione Unghioni del Campi“, portata avanti con grande determinazione da Argo, Quartiere Brolo, ACLI e Pro Loco, in collaborazione con parrocchia e l’ufficio diocesano dei beni culturali, diretto dal soncinese don Gianluca Gaiardi.

L’iniziativa è ancor più gradita, perchè sappiamo che si muove in un contesto di intenso fermento operativo, che vede in don Giuseppe Nevi il formidabile motore di un grandioso e generale progetto di recupero e restauro delle risorse artistiche e architettoniche di stampo ecclesiastico a Soncino.

Tornando agli Unghioni del Campi, di che si tratta? Basta osservare l’abside di Santa Maria.

Abside

In figura si nota che, proprio alla base del catino dell’abside, dove partono i sette spicchi nervati di questa sorta di  semicupola, sono presenti dei tondi che rappresentano santi carmelitani sovrastati dall’oculo del Dio benedicente; sei di questi tondi, che erano stati realizzati attorno al 1510, vennero ricoperti attorno al 1530 dalle immagini degli stessi santi carmelitani; si trattava di figure a mezzo busto, di grande intensità espressiva, che vennero realizzate dal giovane e importante pittore cremonese Giulio Campi, autore, tra l’altro, dell’arco trionfale della Madonna Assunta; dopo circa 5 secoli, nel 1960, questi stessi affreschi vennero strappati dalle lunette absidali, e costituiscono i cosiddetti “unghioni del Campi” che sono oggetto dell’attuale operazione di restauro.

Il prof. Mario Marubbi, grande studioso ed estimatore del patrimonio storico e architettonico soncinese, e a alle cui pubblicazioni noi spesso attingiamo per le nostre ricerche, saprà senz’altro esporre con precisione, ma anche con la brillantezza che lo distingue, ogni particolare di questa rilevante operazione che, proprio grazie al suo interessamento, si sta minuziosamente attuando nei laboratori  della scuola di restauro di Botticino.

Per inciso, trattandosi di Santa Maria delle Grazie, informo che sta per iniziare anche l’impegnativa opera di restauro del portone della stessa chiesa; verrà realizzato gratuitamente dagli Amici della Rocca, su progetto e guida del restauratore Paolo Mariani di Crema, che già ha eseguito il restauro degli affreschi della torre sud-orientale della nostra rocca, sempre su nostra iniziativa.

Il portone è molto bello…

PortoneIntero

…ma anche molto malandato

…gli AdR stanno già eseguendo gli assaggi da sottoporre alla soprintendenza…

…e i lavori veri e propri inizieranno nella prima metà di ottobre; presto vi relazioneremo in modo adeguato sui protagonisti e sulle peculiarità di questo nostro nuovo intervento.

Per il momento, arrivederci dunque a sabato 28 in S.Maria d.G. alle 17, per non perderci l’interessante conferenza!

Mauro Belviolandi

Giorgio… un’alta torre

In brevissimo tempo, una spietata  malattia ci ha portato via Giorgio, ancora nel pieno delle sue forze.

Se qualcuno non lo avesse conosciuto, potrebbe pensare che in questi giorni, a Soncino, ci si sia lasciati un po’ andare nel tristissimo rito della commemorazione, ma noi tutti sappiamo che non è così e che tutto gli sia più che dovuto, perché è la sua vita che parla: insegnante stimatissimo e amato, assessore e consigliere comunale, fondatore e anima di Argo, fondatore e regista del gruppo teatrale Arca di Noè, sportivo, escursionista, alpinista… sappiamo che è impossibile ricordare le innumerevoli importanti iniziative in cui Giorgio è stato protagonista, in tutto l’arco della sua vita; sto cercando una sua foto, ma è difficile: scorro il sito di Argo, scorro pagine di  facebook, ricerco fra gli Alpinisti Anonimi, ed anche fra gli Amici della Rocca… e altri gruppi ancora; mentre moltissime sono le immagini che richiamano la sua essenziale presenza, se non la sua  diretta paternità, stranamente constato che non trovo una sua foto.

E infatti Giorgio era così, proteso verso gli altri, mai verso se stesso, in modo naturale e spontaneo, con competenza, cultura, sensibilità e slancio vitale; nei tanti dibattiti pubblici non faceva mai mancare la sua parola, col suo stile misurato,  con la sua voce chiara e convincente, che induceva alla riflessione, all’approfondimento… Io stesso, che pure sono sensibilmente più anziano di lui, posso dire che quel giovane brillante mi ha spesso donato spunti di riflessione e significative chiavi di lettura in questioni importanti, come pure nelle circostanze più divertenti e ricreative…

Alla fine una foto l’ho trovata, grazie alla ricerca di Paola, ma  mi pare quasi ingiusto e riduttivo che una persona così rilevante possa essere racchiusa in una sola immagine; forse è più coerente  seguire il suo esempio, inscritto anche nel suo cognome, e immaginare una sua presenza più impalpabile, soffusa e distesa nella dignità delle alte torri della sua Soncino, come qualcosa che resta, come un pensiero che sale….: anche questo gli è sicuramente dovuto.

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A nome di tutti gli associati esprimo a Giovanna, al figlio Massimiliano, e a tutti i loro cari le nostre condoglianze più sincere e commosse,

Mauro Belviolandi

Rosa, rosae, rosae… una declinazione-UN REFERENDUM… esprimetevi!

Oggi, con questo titolo che evoca la prima declinazione latina,  vi chiamiamo a decidere, con una sorta di Referendum, su una questione cruciale per il nostro dialetto, ma prima è necessaria una premessa

PREMESSA

Ci troviamo al capezzale di un ferito grave, il dialetto… col ventre aperto e budella penzolanti… non staremo certo a sottilizzare! In questi casi la priorità deve essere la rapidità dell’intervento, senza andare troppo per il sottile!

…E se ci accusassero di non aver ben sterilizzato il bisturi? … di non aver analizzato il gruppo sanguigno della c “pre-medio-postpalatale sorda”??? o della s “sibilante apicale”???

Beh, allora noi risponderemmo: “ma non vedete che il dialetto sta morendo!!!???  Lasciate perdere le sottigliezze accademiche! Cerchiamo invece di rimettere le budella al loro posto e il prima possibile! Si tratta di attimi, si tratta di vita o di morte!

Logico no?… ma come fare? La risposta è semplice: lo terremo in vita con iniezioni di scrittura.

Dobbiamo renderci conto che se non lo facciamo noi, che abbiamo ricevuto e vissuto il dialetto prima ancora dell’italiano, non lo potrà fare nessun altro; solo noi ancora sentiamo istintivamente il desiderio di esprimerci in dialetto, e solo se imparassimo a scriverlo con facilità e semplicità, anche e soprattutto col cellulare, solo allora avremmo la possibilità di mantenerlo in vita e tramandarlo ai giovani…  assieme ai suoi suoni squillanti, le sue cadenze famigliari, i suoi colori forti e le sue sottili sfumature…

Almeno proviamoci!… e con il minor numero di regole possibile! nel modo più facile e naturale che riusciremo a proporre; ma fra le tante/poche regole ce n’è una che richiede un vostro parere…

 

ROSA, “RÖZA” O “RÖSA” ???      QUESTO È IL PROBLEMA!!!

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Abbiamo constatato che tutti i testi di dialetto consultati, e noi con loro, usano il criterio molto opportuno di seguire quanto più possibile le regole di pronuncia/scrittura dell’italiano, limitandosi a intervenire dove ci sono difformità, o suoni addirittura mancanti, come con ü o ö ad esempio.

Bene, il problema che vi poniamo è il seguente. I testi consultati che trattano dei dialetti lombardi, usano la “z” per indicare la “s” dolce/sonora (quella di “rosa”),  mentre usano la “s” vera e propria (detta aspra/sorda, come in “sardo” ad esempio) in tutti gli altri casi.

Questo criterio, che noi però NON vorremmo adottare, è ben motivato; infatti non esiste in dialetto il suono “z” dell’italiano (se non in forme degradate di dialetto italianizzato). Per questo l’utilizzo della “z” per la s dolce consente di dare una giusta e univoca indicazione di corretta pronuncia. Anche chi non conoscesse il dialetto soncinese, saprebbe ben pronunciare la parola “rosa” dialettale, che verrebbe scritta “röza” ( e analogamente “spuza” per “sposa”, “razur” per “rasoio”, ecc…); è però altrettanto vero, che un giovane soncinese, con dialetto claudicante e senza conoscenza di regole di pronuncia dialettale (e credo si tratti della stragrande maggioranza) all’apparire di parole con la “z” tenderebbe, per analogia di lettura con l’italiano, a pronunciarle come fossero “z” percependo un suono falso, fastidioso e fuorviante.

Il nostro orientamento sarebbe quindi di non ricorrere alla “z” per la “s” dolce, e lasciare la stesso criterio utilizzato per l’italiano,  perchè la conoscenza del dialetto è ancora sufficientemente diffusa, e nascerebbero senz’altro meno fraintendimenti; questo ci discosterebbe dalla scelta prevalente adottata dai classici testi dei dialetti locali; ma a noi pare che solo pochi siano gli interessati a queste grammatiche, mentre moltissimi vorremmo che fossero i soncinesi capaci di riappropiarsi della corretta scrittura, almeno di qualche saporita frase dialettale…. e non dimentichiamoci la premessa!

Siamo giunti al dunque…

REFERENDUM ORIENTATIVO

Gentili soncinesi, o simpatizzanti tali, ritenete che nella grammatica e nel vocabolario del dialetto che gli Amici della Rocca adotteranno e pubblicheranno, venga utilizzato il seguente criterio A) oppure il criterio B) ?

A) utilizzeremo sempre la lettera “s”, come in italiano, anche se si tratta di “s” dolce/sonora (quindi “rösa” per rosa, “spusa” per “sposa”, “rasur” per “rasoio”, ecc…)

B) utilizzeremo la lettera “z”, quando si tratta di “s” dolce/sonora (quindi “röza” per rosa, “spuza” per “sposa”, “razur” per “rasoio”, ecc…)

Potete esprimervi inviando una mail con scritto “Scelgo A” oppure “Scelgo B”, all’indirizzo amicidellaroccasoncino@gmail.com oppure scrivendo la stessa risposta nei commenti sotto questa pagina.

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INFO DIALETTO

Bibe e Maria hanno già registrato circa mille parole dialettali con perfetta pronuncia, che resteranno per sempre quale sicuro riferimento della nostra lingua madre (dialettale naturalmente); queste verranno pubblicate su un vocabolario on-line che attiveremo sul nostro sito, assieme a un’agile e brevissima pagina con facili regole di scrittura.

Il vocabolario, che si arricchirà ancora di un ulteriore gran numero di parole e di frasi tipiche, consentirà di attingere alla corretta scrittura e di sentirne l’esatta pronuncia.

Verrà anche pubblicato, al termine, un vero e proprio testo/e-book, che potrà essere scaricato liberamente e gratuitamente da chiunque fosse interessato; l’e-book, realizzato con i più avanzati software Adobe, disporrà di tutte le funzionalità per leggere, ascoltare… e vedere.

Il vocabolario on-line, con il sonoro, non è un lavoro di poco conto, ma le prime prove che stiamo implementando su un sito parallelo, stanno dando ottimi risultati.

A presto,

Mauro Belviolandi

ÈL CUDÉR, qualcosa di grave… qualcosa di acuto

ÈL CUDÉR… parola che racchiude il punto fondamentale per scrivere in dialetto: e cioè distinguere l’accento grave dall’accento acuto.

Tranquilli: Bibe e Maria vi spiegheranno tutto! e sarà facilissimo…

Intanto ecco un anticipazione della prima lezione

Non mancate di seguire la prima lezione, che uscirà fra una decina di giorni.

Se ci seguirete, presto potrete tranquillamente comunicare con messaggi sul cellulare in perfetto dialetto e senza fatica.

A presto

Mauro Belviolandi