SINTESI: Il tratto di mura contro terra sul lato nord-est del cortile della rocca, dove in alcuni scavi di sondaggio si intravedono dei vani ricavati all’interno della cortina,  non è totalmente di muro pieno, ma è probabilmente costituito da  terra argillosa ben pressata e costipata fra i numerosi contrafforti  collegati superiormente da possenti archi laterizi. Qui di seguito, per chi fosse interessato, si dà ampia motivazione a questa ipotesi, in attesa che ulteriori eventuali sondaggi portino a sicura interpretazione dell’assetto strutturale interrato.

Il cedimento del terreno all’angolo nord-est del cortile della rocca, vicino all’ingresso del museo dei combattenti, ha casualmente portato alla luce le sommità di grossi vani completamente interrati, ricavati nello spessore delle mura merlate (tratto rivolto verso la filanda).

Un po’ tutti hanno detto la loro su questa inattesa comparsa, ma poiché dopo vari mesi non sono ancora proseguiti gli scavi di sondaggio per individuare il problema del cedimento, e quindi neppure per capire dimensioni e funzioni di queste aperture, riteniamo che possa essere interessante esporre l’ipotesi che a noi pare più plausibile; questo almeno fino a che non inizieranno ulteriori sondaggi. Non possiamo poi escludere che emergano nuove risultanze che inducano ad altre diverse ipotesi interpretative.

DI CHE SI TRATTA?

Come tutti sanno, le maestose mura merlate che congiungono le quattro torri della rocca, si affacciano verso l’esterno sul profondo fossato, mentre il cortile interno non è altro che un riempimento di terra che si trova  ben 10 m sopra il piano medio dello stesso fossato; il che è evidente osservando la nostra elaborazione del preciso rilievo del Beltrami, eseguito nel 1883

SupportSezDaBeltrami

In altre parole, queste possenti mura potremmo definirle “mura parzialmente bastionate”, perché per circa due terzi sono a contatto del terreno che fa da supporto alle mura, rendendole estremamente resistenti rispetto a colpi inferti dall’esterno (anche se proprio allora entrarono in gioco le prime vere e proprie artiglierie, con bombarde e cannoni sempre più potenti, in grado di mettere facilmente  in crisi strutture di concezione medievale, come la nostra rocca);  nello stesso tempo, la spinta del terreno è contrastata dalla gigantesca mole delle mura stesse, posate molto probabilmente su terreno rinforzato dall’infissione di speciali pali in legno.

VistaMuraDaCortileEdaFossato

Si tenga presente che lo spessore minimo delle mura, che si alzano sopra il cortile, supera i 3 m; il piano del cortile corrisponde, sul lato del fossato, a quel marcato cordone di mattoni toroidali che accompagna superiormente il tratto di muro “a scarpa”; si dice “a scarpa” perché lo spessore del muro, scendendo verso il fossato, aumenta progressivamente  fino a raggiungere ben 5 m di spessore in corrispondenza del piano di fondazione, garantendo l’assoluta stabilità della cortina muraria.

COSA POSSONO ESSERE QUEI MISTERIOSI VANI INTERRATI, CHE VEDIAMO ENTRARE NELLE MURA?

La risposta la troviamo nella notevole produzione libraria di quei secoli; i massimi ingegneri e architetti d’Europa (e quindi dell’intero mondo allora conosciuto) in quegli anni, ma anche nei successivi due secoli, furono soprattutto italiani: citiamo, fra i tanti, Leonardo Da Vinci, Michelangelo, Leon Battista Alberti, Francesco Di Giorgio Martini, i Sangallo, Michele Sanmicheli… e molti altri ancora, artefici delle più geniali e grandiose fortificazioni di quei tempi.

Questi grandi ingegni, contesi dalle corti di tutta Europa, non solo costruirono rocche e fortezze straordinarie, ma lasciarono testi e manuali estremamente dettagliati e precisi; prendiamo ad esempio i tre testi di Girolamo Maggi e Jacopo Castriotto, stampati a Venezia nel 1584, scannerizzati grazie alla meritoria iniziativa di Google http://books.google.com che mette gratuitamente a disposizione testi antichi importantissimi, altrimenti destinati a un probabile oblio.

MaggiCastriotto 001 - TitoloData

Gli autori espongono in ogni minimo dettaglio metodi di tracciamento e di cantierizzazione, materiali da costruzione, strumenti di lavoro, complesse geometrie per modellare i terreni e le murature, ecc… in modo da rendere le fortezze difficilmente attaccabili e, nello stesso tempo, predisposte per una efficacissima difesa con la propria artiglieria…MaggiCastriotto 002 - Strumenti

Per arrivare al nostro quesito soncinese, notiamo che nello stesso testo vengono esposti anche i metodi di costruzione delle cortine murarie, dei baluardi delle fortezze e ritroviamo una costante costruttiva che accomuna tutte le parti di mura a scarpa bastionate: il TRATTO CONTRO TERRA, SAGOMATO A SCARPA, che dal basso parte dalle fondazioni (massimo spessore) e sale riducendo progressivamente il suo spessore fino al cordone toroidale,  NON È TOTALMENTE IN LATERIZIO, MA È  INTERNAMENTE RIEMPITO CON TERRA ARGILLOSA BEN PRESSATA E COSTIPATA FRA I NUMEROSI CONTRAFFORTI (sporgenze murarie ortogonali alla muratura) COLLEGATI SUPERIORMENTE DA POSSENTI ARCHI LATERIZI; qui di seguito portiamo numerosi esempi (in assonometria e in pianta) di questa tipologia, ben illustrata nelle pagine del libro citato

Perché erano costruiti in questo modo? Lo dicono gli stessi autori e due sono i motivi fondamentali: 5 m di spessore alla base non è poco! Se poi si pensa al grande sviluppo in lunghezza delle mura delle fortezze, si comprende che il risparmio di mattoni, con questa tecnica di riempimento con argilla, può portare a considerevoli economie. Inoltre l’argilla esercita una forte azione di smorzamento dei colpi inferti dalle artiglierie, e quindi, in conclusione, si tratta di un felice esempio di ottimizzazione delle risorse, un notevole risparmio senza compromissioni dell’efficacia difensiva.

Il fatto che il testo di Maggi e Castriotto sia di un secolo successivo alla costruzione della rocca soncinese non inficia in alcun modo l’ipotesi illustrata; gli stessi autori citano esempi assai più risalenti e l’unica sostanziale diversità rispetto alla cortina della nostra rocca è che  nel cinquecento vennero abbandonate le merlature (ormai inutili contro i micidiali colpi d’artiglieria) e che il terreno veniva addossato alle mura interne raggiungendo ed anche superando la sommità delle stesse.

Una esemplificazione, sia pure solo formale, di questa tecnica più evoluta è costituito dalla straordinaria cinta muraria di Orzinuovi, una fortezza veneziana potentissima e di concezione avanzata per l’epoca, come possiamo ammirare in questi parziali estratti della PIANTA D’ORZI NOVI (redatta il 18 Novembre 1680 dall’ingegner  Andrea Benonni, Raccolta Terkuz n.97 – Archivio di Stato di Venezia)                 Terkuz04

Qui sotto si vede chiaramente la cortina muraria compresa fra il baluardo della Torretta (la cui base è ancora visibile perché fa da sostegno ai muri degli ospizi orceani) e il baluardo verso Soncino (non a caso il più imponente dell’intera fortezza); nella sezione si nota perfettamente la bastionatura con  il terreno che viene addossato all’interno delle mura fino anche a superarle, per poi ridiscendere a gradoni verso l’abitato.

Terkuz Pianta e Sez

A riscontro di questa tecnica costruttiva che spiega le cavità riscontrate nella cortina muraria della nostra rocca, possiamo ora constatare che qualcosa di formalmente analogo lo possiamo vedere perfettamente ancor oggi sul lato nord della rocca di Orzinuovi, di cui riportiamo la  planimetria dell’epoca a confronto di una foto attuale del lato nord.

Terkuz e FotoNord

Fino al 1827 (anno in cui iniziarono i lavori di demolizione di tutte le mura e di asportazione di tutti i terrapieni, che vennero utilizzati per colmare i fossati), la rocca orceana proseguiva verso nord con le alte mura di un baluardo, che oggi si troverebbe posizionato nella zona del nuovo parcheggio coperto, ex mercato del fieno. Su quel lato la terra copriva totalmente gli archi inquadrati nella foto; questo sistema di archi, sorretti da robusti contrafforti e riempiti totalmente da terra ben compattata, è molto simile a quanto riscontriamo a Soncino (anche se per la rocca orceana la motivazione è diversa; per costruire il suddetto baluardo i Veneziani tagliarono verticalmente a metà il lato settentrionale delle mura della rocca preesistente, eliminando anche le due torri cilindriche: gli archi rimasti non sono che la metà settentrionale dei camminatoi interrati che correvano sotto i 4 lati della rocca, oggi ancora presenti sotto gli altri tre).

PROBABILE RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DEI VANI INTERRATI

La documentazione tecnica, storica e architettonica che abbiamo illustrato nei punti precedenti ci autorizza a proporre una fondata ipotesi di rappresentazione della parte interrata della cortina muraria fra la torre degli affreschi e la torre del museo dei combattenti, anche se è corretto specificare che si tratta solo di ipotesi, per quanto ampiamente motivate.

Subito sotto la prima coltre di ghiaietto e terra del cortile, vedremmo una pavimentazione composta da mattoni pieni, come si intravede anche dai primi scavi ora interrotti.

ArchiSottoCortile - Vista 3D - Da CortileSenzaGhiaietto

Sotto la pavimentazione troveremmo i suddetti contrafforti, che si estendono fino alla quota delle fondazioni (pure in laterizio), collegati da arcate superiori; contrafforti e arcate entrano per circa 2 m nello spessore della muratura, formando vani che, in fase di costruzione, sono stati progressivamente riempiti con terra argillosa (forse anche armata con intrecci di legni trattati) a formazione di quell’efficace sistema costruttivo mura-contrafforti-bastioni, chiamato dai veneziani anche “mura de tera”; il tutto è schematicamente rappresentato in figura senza la terra per ovvie esigenze di visibilità (per velocizzare non è rappresentata l’orditura dei mattoni ad arco, ma l’insieme è prospetticamente fedele).

ArchiSottoCortile - Vista 3D - DaCortileContrafforti

Mauro Belviolandi

(con la collaborazione di Giuseppe Casagrande e di Davio Cernuschi)

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2 thoughts on “IL MISTERO(?) DEGLI ARCHI INTERRATI

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