Oggi, con questo titolo che evoca la prima declinazione latina,  vi chiamiamo a decidere, con una sorta di Referendum, su una questione cruciale per il nostro dialetto, ma prima è necessaria una premessa

PREMESSA

Ci troviamo al capezzale di un ferito grave, il dialetto… col ventre aperto e budella penzolanti… non staremo certo a sottilizzare! In questi casi la priorità deve essere la rapidità dell’intervento, senza andare troppo per il sottile!

…E se ci accusassero di non aver ben sterilizzato il bisturi? … di non aver analizzato il gruppo sanguigno della c “pre-medio-postpalatale sorda”??? o della s “sibilante apicale”???

Beh, allora noi risponderemmo: “ma non vedete che il dialetto sta morendo!!!???  Lasciate perdere le sottigliezze accademiche! Cerchiamo invece di rimettere le budella al loro posto e il prima possibile! Si tratta di attimi, si tratta di vita o di morte!

Logico no?… ma come fare? La risposta è semplice: lo terremo in vita con iniezioni di scrittura.

Dobbiamo renderci conto che se non lo facciamo noi, che abbiamo ricevuto e vissuto il dialetto prima ancora dell’italiano, non lo potrà fare nessun altro; solo noi ancora sentiamo istintivamente il desiderio di esprimerci in dialetto, e solo se imparassimo a scriverlo con facilità e semplicità, anche e soprattutto col cellulare, solo allora avremmo la possibilità di mantenerlo in vita e tramandarlo ai giovani…  assieme ai suoi suoni squillanti, le sue cadenze famigliari, i suoi colori forti e le sue sottili sfumature…

Almeno proviamoci!… e con il minor numero di regole possibile! nel modo più facile e naturale che riusciremo a proporre; ma fra le tante/poche regole ce n’è una che richiede un vostro parere…

 

ROSA, “RÖZA” O “RÖSA” ???      QUESTO È IL PROBLEMA!!!

Rosa3

Abbiamo constatato che tutti i testi di dialetto consultati, e noi con loro, usano il criterio molto opportuno di seguire quanto più possibile le regole di pronuncia/scrittura dell’italiano, limitandosi a intervenire dove ci sono difformità, o suoni addirittura mancanti, come con ü o ö ad esempio.

Bene, il problema che vi poniamo è il seguente. I testi consultati che trattano dei dialetti lombardi, usano la “z” per indicare la “s” dolce/sonora (quella di “rosa”),  mentre usano la “s” vera e propria (detta aspra/sorda, come in “sardo” ad esempio) in tutti gli altri casi.

Questo criterio, che noi però NON vorremmo adottare, è ben motivato; infatti non esiste in dialetto il suono “z” dell’italiano (se non in forme degradate di dialetto italianizzato). Per questo l’utilizzo della “z” per la s dolce consente di dare una giusta e univoca indicazione di corretta pronuncia. Anche chi non conoscesse il dialetto soncinese, saprebbe ben pronunciare la parola “rosa” dialettale, che verrebbe scritta “röza” ( e analogamente “spuza” per “sposa”, “razur” per “rasoio”, ecc…); è però altrettanto vero, che un giovane soncinese, con dialetto claudicante e senza conoscenza di regole di pronuncia dialettale (e credo si tratti della stragrande maggioranza) all’apparire di parole con la “z” tenderebbe, per analogia di lettura con l’italiano, a pronunciarle come fossero “z” percependo un suono falso, fastidioso e fuorviante.

Il nostro orientamento sarebbe quindi di non ricorrere alla “z” per la “s” dolce, e lasciare la stesso criterio utilizzato per l’italiano,  perchè la conoscenza del dialetto è ancora sufficientemente diffusa, e nascerebbero senz’altro meno fraintendimenti; questo ci discosterebbe dalla scelta prevalente adottata dai classici testi dei dialetti locali; ma a noi pare che solo pochi siano gli interessati a queste grammatiche, mentre moltissimi vorremmo che fossero i soncinesi capaci di riappropiarsi della corretta scrittura, almeno di qualche saporita frase dialettale…. e non dimentichiamoci la premessa!

Siamo giunti al dunque…

REFERENDUM ORIENTATIVO

Gentili soncinesi, o simpatizzanti tali, ritenete che nella grammatica e nel vocabolario del dialetto che gli Amici della Rocca adotteranno e pubblicheranno, venga utilizzato il seguente criterio A) oppure il criterio B) ?

A) utilizzeremo sempre la lettera “s”, come in italiano, anche se si tratta di “s” dolce/sonora (quindi “rösa” per rosa, “spusa” per “sposa”, “rasur” per “rasoio”, ecc…)

B) utilizzeremo la lettera “z”, quando si tratta di “s” dolce/sonora (quindi “röza” per rosa, “spuza” per “sposa”, “razur” per “rasoio”, ecc…)

Potete esprimervi inviando una mail con scritto “Scelgo A” oppure “Scelgo B”, all’indirizzo amicidellaroccasoncino@gmail.com oppure scrivendo la stessa risposta nei commenti sotto questa pagina.

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INFO DIALETTO

Bibe e Maria hanno già registrato circa mille parole dialettali con perfetta pronuncia, che resteranno per sempre quale sicuro riferimento della nostra lingua madre (dialettale naturalmente); queste verranno pubblicate su un vocabolario on-line che attiveremo sul nostro sito, assieme a un’agile e brevissima pagina con facili regole di scrittura.

Il vocabolario, che si arricchirà ancora di un ulteriore gran numero di parole e di frasi tipiche, consentirà di attingere alla corretta scrittura e di sentirne l’esatta pronuncia.

Verrà anche pubblicato, al termine, un vero e proprio testo/e-book, che potrà essere scaricato liberamente e gratuitamente da chiunque fosse interessato; l’e-book, realizzato con i più avanzati software Adobe, disporrà di tutte le funzionalità per leggere, ascoltare… e vedere.

Il vocabolario on-line, con il sonoro, non è un lavoro di poco conto, ma le prime prove che stiamo implementando su un sito parallelo, stanno dando ottimi risultati.

A presto,

Mauro Belviolandi

3 risposte a "Rosa, rosae, rosae… una declinazione-UN REFERENDUM… esprimetevi!"

  1. Esiste una terza possibilità che è la “s acuta”, ovvero sibilante (scharfes s) e quindi non semi aspirata.
    Questa : ß
    “Fai silenzio!” = “Fa ßito”
    Sibilante
    “Glielo dico io” = “G’a ‘l disé mé”
    Semi aspirata.
    La prima cazzata che mi è venuta in mente.

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