Ci sono persone, non molte per la verità, con  cui non fai in tempo a porre un problema… che già sono impegnate a risolverlo.

Può essere che qualcuno storca il naso vedendo accostare la parola Storia a fatti quotidiani apparentemente minimi, ma siamo convinti che tutto sarebbe molto più complicato, se le minuzie della quotidianità non fossero accompagnate dalla loro presenza.

Ma che c’entra la Storia? Beh c’entra!

Prendiamo il ponte levatoio; da tempo è difficile alzarlo perché alcuni interventi per coprire gli acciacchi di un’età più che rispettabile, hanno portato ad uno sbilanciamento dei contrappesi; si tratta di un manufatto realizzato circa mezzo secolo fa dagli allievi dei corsi serali di disegno, edili e falegnameria diretti dal compianto prof. Enea Ferrari che ideò il progetto del tutto simile, nella forma e nel funzionamento, agli originali dell’epoca (in basso a sinistra il prof.Enea, poco più in là, mani sui fianchi,  il maestro del legno Gianfranco Massimo).FotoAllieviScuolaEnea

E’ martedì, incontro Paulì Danelli che sta sistemando, gratuitamente e fuori orario di lavoro, la santella ai piedi della “Rata dei caài”; un cenno al problema del bilanciamento del ponte e subito scatta la molla: “ga pènse me sàbet!”; ed eccolo sabato, sempre fuori orario di lavoro, salire sulla sommità dei bolzoni di legno, svitare il grande coperchio dell’alloggiamento, provare e riprovare ad aggiungere materiale di contrappeso finchè l’equilibrio è raggiunto…: “quindès chili! Adès l’è perfètt!

Il tempo di rimontare e richiudere il tutto… ed ecco fatto!…

https://youtu.be/AUEcFStd2Uk

…anzi no! C’è anche qualcosa da segnalare…

https://youtu.be/fYczvdJ73LA

… è da simili segnalazioni…  da questa spontanea e continua vigilanza, che si possono prevenire problemi assai più gravi…

…come insegna Davio Cernuschi ad esempio, che segnala problemi sullo scolo delle acque nelle caditoie del castello… per non parlare poi dei preziosi cimeli bellici che Davio ha salvato dall’abbandono ed ora sono lì, storie nella storia, con il loro carico di tragico eroismo… e di significati che andrebbero presi, compresi, discussi…

…. E Bibe?… che c’entra Bibe Reali?!… beh c’entra anche lui! Eccome!

Sapevate che in tempo di guerra il ventre della torre cilindrica era utilizzato come rifugio antiaereo durante i bombardamenti? Come suonavano le sirene, i residenti del Borgo Sotto attraversavano di corsa gli orti vicino ai mulini di San Giuseppe, passavano in un’apertura ricavata nelle possenti mura che fanno da sponda al fossato e salivano con una scala di legno nella camera inferiore della torre cilindrica. Ma perché proprio lì? La risposta di Bibe è pronta e sicura, e non ammette repliche:”perché i mür j’è cusé spèss chè serem töi al sicür!” [i muri sono così spessi che eravamo tutti al sicuro!].

Ma anche qui il quotidiano incrocia la storia…

https://youtu.be/QECefCtNfLk

e dalle testimonianze di Bibe emergono tanti altri particolari che saranno utili ai fini della ricerca della conformazione della torre, in parte ancora sconosciuta, premessa indispensabile per lo studio di un non facile consolidamento.

Grazie Paulì, grazie Davio, grazie Bibe… non è poi così sbagliato pensare a questi apporti come fossero anch’essi di solida creta ben cotta, incastonati fra tanti altri mattoni, anonimi fra anonimi, ciascuno indistinguibile e minuscolo ma che, nell’insieme,… fanno immense le mura.

MURA SUD

Mauro Belviolandi

 

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3 thoughts on “Paulì , Davio e Bibe: la storia siamo noi

  1. Bellissima la foto con il Prof. Enea,che non avevo.
    Io avevo 11 anni e facevo parte del settore disegnatori tecnici,ho visto costruire gli archi di mattoni che si vedono nella foto e ho preso 3 diplomi di disegno più un compasso in bronzo come secondo classificato a fine anno.Il primo premio,un calibro lo vinse un muratore,Coppelli che nelle sere d’inverno mi accompagnava perchè avevo paura a tornare a casa.
    Da quella scuola serale inizia la mia carriera,elementari,avviamento industriale,congegnatore meccanico,diploma di perito meccanico a Cremona. Inizio a lavorare alla Canavese di Crema come disegnatore,esco dopo 12 anni come progettista,poi 4 anni come responsabile tecnico alla ORT,a seguire 22 anni come responsabile tecnico alla Marsilli,poi responsabile ingegnerizzazione prodotto,poi project manager e project production manager.
    Sono stato in Germania,Austria,Svizzera,Francia,Inghilterra,Portogallo,Cecoslovacchia e sono arrivato per lavoro anche negli USA.
    Come potrei dimenticare la mia prima scuola con Enea….oggi non esiste piu’ ma da li ho costruito la mia vita,la mia carriera….che ricordi.
    G. Casagrande

    • Bellissima anche la tua testimonianza e nella stessa ottica: un percorso di crescita, vincendo la paura del buio, a piccoli passi, purchè il piccolo modulo iniziale sia solido… un mattone insomma, che prometta un edificio… un seme, che prometta fioritura.

  2. GRAZIE mille al sign. GIUSEPPE CASAGRANDE per aver ricordato nel suo racconto il mio papà VINCENZO COBELLI che ho riconosciuto anche nella fotografia , BELLISSIMO RICORDO

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