E’ evidente che il dialetto, al giorno d’oggi, esprime un “idioma” più limitato, subordinato e incalzato dalla lingua italiana; ma riteniamo che il limite stia solo nella sua ormai scarsa pratica e conoscenza, per la naturale dispersione di un gran numero di vocaboli ed espressioni legate ad aspetti di vita ormai inconsueti; e il semplice lavoro di traduzione, alla buona, del bel testo de’ “L’albero ed io” di Francesco Guccini, vorrebbe essere un piccolo esempio di quante risorse ancora possiamo attingervi.

“me è ‘l piantù”

Chi volesse, può anche vedere il servizio andato in onda sul TG delle 19 di CREMONA 1, lo scorso 22/04/2020.

Come evidenziato nel filmato, per noi il dialetto non è un’utopia; nè intendiamo impegnarci in fini disquisizioni linguistiche; e neppure riteniamo sia materia da studiare a scuola.

Pensiamo che sia un prezioso insieme di valori, trasmessi di secolo in secolo e di bocca in bocca, in questa piccola plaga affacciata sull’Oglio; valori che prescindono da considerazioni di tassonomia linguistica, ma che sopravvivono nel nostro sentire e nel nostro vivere.

E’ questo filone interiore, propriamente culturale, che andremo a cercare, convinti che sia essenziale che non si estingua, perché qui sì… che si può sicuramente parlare di nostra identità… e, come AdR, faremo tutto il possibile perché non si disperda.

Mauro Belviolandi

Qui sotto il breve servizio sul TG di CREMONA 1, alle 19 del 22 Aprile

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