E’ ormai a tutti ben noto che i “titolisti” e le redazioni dei giornali soffrono di una distorsiva tendenza all’amplificazione dei fatti, che risponde anche ad esigenze di mercato più che a quelle di una cronaca oggettiva; spesso ne fanno le spese i lettori e a volte, paradossalmente, gli stessi giornalisti.

Mi pare che l’articolo riportato oggi su La Provincia, riguardo allo stato della torre cilindrica della nostra rocca, possa rientrare in questa casistica.

Al contrario, non possiamo che accogliere con grande piacere l’estensione d’incarico che la giunta, nei giorni scorsi, ha assegnato allo studio d’ingegneria dell’ing. Gianpietro Bocchi, che da qualche anno sta monitorando la principale fessurazione alla scarpa di base della torre cilindrica.

Come Amici della Rocca, avevamo segnalato il problema già da parecchi anni e avevamo coinvolto l’Università di Brescia (in particolare il DICATAM, dipartimento di ingegneria e architettura diretto dal prof. ing. Giovanni Plizzari); venne infatti sviluppata una prima tesi preliminare e speriamo che ora, disponendo la Giunta di dati oggettivi e precisi, che emergono dalla campagna di monitoraggio e dall’attuale estensione d’incarico, si possa affrontare uno studio definitivo che possa far luce sulla affidabilità strutturale della torre: quindi, pur non disponendo noi delle risultanze dei monitoraggi, non mi risulta che siano stati divulgati segnali allarmanti e il fatto che si stia monitorando e studiando le fessurazioni, direi che possa essere un dato tranquillizzante.

La torre cilindrica è un manufatto unico ed eccezionale, come eccezionale è la sequenza storica che ha portato alla sua edificazione. Attorno alla metà del 1400 i soncinesi eseguirono imponenti lavori di rafforzamento della cerchia muraria e puntavano anche ad abbandonare l’antica rocca, ormai insicura e malconcia, posizionata a sud-est delle mura, alle spalle dell’attuale asilo San Martino.

Già Francesco I Sforza si limitò a ordinare che venisse “fatto lassare un certo relaxo dove va un torione, per fare una forteza”, che venne poi edificato del tutto simile ad altri della cerchia muraria, come l’attuale torrione dei cani, oppure quello sul naviglio, che domina l’estremo nord di via Cesare Battisti.

Ebbene, nel 1473, quando il figlio Galeazzo Maria, divenuto duca, ordinò la costruzione della rocca attuale, quel torrione non venne demolito, ma si adottò l’audace soluzione di demolire solo una minima parte superiore e da lì innalzare una torre cilindrica che risultò con una doppia corona di beccatelli a sbalzo, qualcosa di unico ancor oggi. Qui vediamo una rudimentale esemplificazione di come, partendo dal torrione originale, la torre cilindrica vi sia stata innalzata sopra e infine “incastonata” nella nuova rocca.

La nostra speranza è che, sulla base di questi studi, si possano ora riprendere i contatti col DICATAM per fare tutto quanto è possibile per la salvaguardia di questo tesoro dell’architettura storica soncinese e nazionale.

Alla prossima,

Mauro Belviolandi

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