Tre AdR, un biglietto in dialetto del 1538 e una grandiosa inaugurazione

E’ stata proprio una grandiosa cerimonia, con un eccellente concerto, quella di domenica scorsa… nella straordinaria cornice del Duomo Vecchio di Brescia, chiamato La Rotonda, con un afflusso di persone appassionate mai visto prima… e sappiamo che qui tre Amici della Rocca ci hanno messo del loro; oggi vorremmo parlare di uno straordinario ritrovamento “dialettale” ritrovato proprio durante i lavori.

Duomo Vecchio gremito

Alla presenza delle massime autorità religiose, politiche, associative e culturali, Vescovo e Sindaca di BS compresi, è stato dato il giusto tributo al restauro del gigantesco complesso dell’organo cinquecentesco dell’Antegnati… e già sappiamo che il protagonista assoluto di questo intervento è stato il nostro Amico della Rocca restauratore arch. Paolo Mariani: il suo restauro ha riguardato le 4 grandiose tele del Romanino, la balaustra, la raffinatissima cassa realizzata dal Piantavigna, e i preziosi affreschi, da lui stesso scoperti, sulle pareti ai lati dell’organo, sempre del Romanino.

Il complesso monumentale dell’organo del ‘500 – le ANTE APERTE (come le chiuse) sono interamente ricoperte dalle 4 tele del Romanino (5m x 2.5m ciascuna)

Organo ad ANTE CHIUSE: le tele e gli affreschi (scoperti e restaurati da Paolo Mariani) si integrano nella straordinaria scenografia ideata dal Romanino

Fra le tante sorprese di questo importante lavoro, ce n’è una che, per cultori del dialetto come noi AdR, ci ha veramente emozionato… ma prima riassumiamo il contesto…

Come scritto nel post precedente, fu lo stesso Paolo Mariani a chiedermi di preparare una proposta progettuale per ricomporre le ante con le tele del Romanino, che erano state tolte nell’800, e poi di ancorarle alle colonne lignee, alte 5 m, per poterle chiudere ed aprire, ruotando colonne e ante come avveniva nel ‘500… Ma i pesi erano più che triplicati perché bisognava per forza costruire un sottile telaio d’acciaio che le potesse unire e reggere, e inoltre le colonne lignee erano fessurate e bloccate a causa dei rimaneggiamenti avvenuti ai primi dell’800… e tanti problemi ancora.

Insomma il lavoro era di quelli da far tremare i polsi, vista la sacralità del luogo e la straordinaria importanza storico artistica del contesto e confesso che non ci ho dormito per un po’ di notti, ma alla fine mi parve di intravedere la soluzione, ed addirittura capii che avrei potuto anche automatizzare il movimento delle ante, azionandole anche con un telecomando. La proposta venne accetta e non persi tempo: chiamai a collaborare alla progettazione due colleghi speciali, il terzo Amico della Rocca ing. Stefano Cademartori, ed il prof.ing. Paolo Riva.

Mi assicurai di contare poi su ditte di alto profilo per eseguire il lavoro e si aggiunsero, nel singolare cantiere, Oscar Andreoli della Vepal (realizzatore della trasmissione e delle complesse e sottilissime strutture in acciaio) e Ugo Gelmi di Elettroimpianti RL (impianto elettrico e software per gestire i motori a mezzo di inverter e micro-plc per modulare al meglio velocità e accelerazioni)… e fu così che, dopo tre mesi bollenti di lavori anche domenicali, il tutto venne puntualmente consegnato a fine settembre.
Osservo che organo, tele e affreschi vennero realizzati in pieno Rinascimento, epoca che ha visto la nascita della scienza moderna e un conseguente poderoso impulso a tecnica e tecnologia; già da tempo, allora, esistevano meccanismi straordinariamente complessi, in grado di movimentare orologi spettacolari e addirittura automi antropomorfi in grado di stupire gli ospiti delle corti europee con i loro complessi movimenti. Per cui l’automazione delle ante, a dispetto di un certo purismo preconcetto, mi pare perfettamente e filologicamente giustificata e in linea con lo spirito di quel tempo.

il biglietto di Pasì da Pasirà (Pasino da Passirano), nascosto nelle colonne cave

Ma qui vorrei chiudere con un altro essenziale artefice del nostro progetto, che ci ha preceduto di 500 anni e che ci ha emozionato tutti con uno specialissimo biglietto scritto in dialetto bresciano dell’epoca: si tratta dell’ormai famoso Pasì da Pasirà, che ha realizzato con bravura e genialità quelle colonne lignee di 5 m con una cavità passante per tutta la lunghezza, così che noi abbiamo potuto posizionare alberi d’acciaio e giunti senza che nulla si percepisca dall’esterno.

Le gigantesche colonne lignee appena smontate, in cui Paolo e Marco Mariani hanno rinvenuto il biglietto nascosto 500 anni fa

Mi sembra di vederlo Pasì, in quel 12 aprile del 1538, mentre ripiega con cura il suo foglietto e, tra modestia e segretezza, lo nasconde nella base del suo pilastro, come a volerlo imbucare in un tenue presagio da soffiare verso i secoli a venire; vorrei ringraziarlo e, da artigiani a artigiano, assicurarlo che il messaggio è giunto a destinazione e che tutti noi abbiamo cercato di raccoglierlo e di onorarlo al massimo delle nostre possibilità. Grazie Pasì!

Alla prossima, Mauro Belviolandi

P.S.: la prossima riguarderà gli attesi Matèi (ancora in attesa del parere della Soprintendenza), ma anche le nuove iniziative degli Amici della Rocca

Tre Amici della Rocca, un organo cinquecentesco e preziosi affreschi…

Una bella coincidenza e un’avventura ancor più bella… Il tutto comincia una decina di anni fa e il protagonista assoluto è l’arch. e restauratore Paolo Mariani, Amico della Rocca a pieno titolo.

Paolo riceve il prestigioso incarico di restaurare l’imponente apparato ligneo cinquecentesco del prezioso organo Antegnati sito nell’abside del Duomo Vecchio di Brescia, detto La Rotonda. Per farla breve, durante il restauro dei legni scopre che sotto l’intonaco, da entrambi i lati dell’organo, si trovavano degli affreschi e, dietro assenso della Soprintendenza, li riporta alla luce e li restaura: si tratta nientemeno che di affreschi del Romanino, uno dei massimi artisti del Rinascimento non solo bresciano, una delle scoperte più rilevanti dell’ultimo decennio. Ma ancor più rilevante è che lo stesso Romanino aveva dipinto 4 grandi tele da 5m x 2,5 m che, nel ‘500, ricoprivano il fronte e il retro delle due ante di chiusura del vano superiore dell’organo. Ai primi dell’ottocento le ante vennero rimosse e, dopo secolari vicissitudini, ancora pochi mesi fa campeggiavano sopra la statua del papa bresciano beato Paolo VI Montini, nel Duomo Nuovo.

Naturalmente sorse l’esigenza di riportare le grandi tele dal Duomo Nuovo all’incastellatura dell’organo in Duomo Vecchio, in modo da ricomporre l’originale palinsesto decorativo, ma lo stato delle colonne lignee e le secolari impalcature non erano più in grado di reggere le imponenti ante e di consentirne la rotazione (sono le due colonne alte 5 m che, ruotando, trascinano anche le ante).

Come fare? A quel punto Paolo mi chiede un parere ingegneristico e io intravedo non solo la possibilità di consentire il riposizionamento delle ante, ma anche la possibile automazione della loro movimentazione, idea che venne subito accolta a tutti i livelli.

Immediatamente partì la complessa e difficile progettazione a cui ho chiamato a collaborare il terzo Amico della Rocca e cioè il giovane ing. Stefano Cademartori (a 29 anni già tiene il corso di Tecnica delle Costruzioni alla facoltà di ingegneria dell’università di BG) ed anche il suo collega prof.ing. Paolo Riva…. e dopo un mese di progettazione e due mesi di complesso e delicato lavoro, le grandi ante con le preziose tele possono ora ruotare al semplice azionamento di un telecomando, restando completamente celati sia gli apparati elettrici ed elettronici, sia le complesse strutture d’acciaio che abbiamo progettato e che reggono e movimentano il tutto.

Qui potete vedere anche un breve video pubblicato sul Giornale di Brescia: https://www.giornaledibrescia.it/cultura-e-spettacoli/l-organo-antegnati-del-duomo-vecchio-torna-all-antico-splendore-finito-il-restauro-1.3946577?fbclid=IwAR39NPaOaf_poyZ_u_sXhTIGuentw2or4CGG17saFcKr1PM_xERmFt0M5ZY

Come Amici della Rocca siamo veramente felici ed onorati di aver potuto dare questo contributo in un contesto di così rilevante importanza.

Alla prossima. Mauro Belviolandi

TORRE CILINDRICA FRA LE NUVOLE!

Quella che vedete non è una foto! Sono “nuvole di punti”, che abbiamo commissionato allo studio del geom. Paolo Radici, specializzato in questi rilevamenti con laser-scanner.

Da queste nuvole potremo estrarre qualunque informazione geometrica della torre cilindrica della nostra rocca, piante ad ogni piano, qualunque sezione, come fosse un fedele modello che riproduce con precisione assoluta ogni particolare, ogni stanza, ogni volume, perfino le più piccole fessurazioni….

…Le fessurazioni ecco, purtroppo quelle non mancano, ed è per questo che qualche anno fa abbiamo caldeggiato il loro monitoraggio: il Comune ha prontamente predisposto un monitoraggio che per 4 anni ha registrato ogni più piccola variazione delle due crepe principali, una interna e l’altra sulla scarpa esterna.

Risultato: nulla di particolarmente allarmante pare, ma la situazione non è ferma.

Ora, per poter avanzare negli studi conoscitivi dello stato strutturale del prestigioso monumento, abbiamo ritenuto indispensabile far eseguire un accurato rilievo a mezzo laser-scanner, attingendo esclusivamente alle risorse proprie della nostra associazione. La nuvola dei punti ottenuta ad altissima risoluzione, è ora in fase di elaborazione; fra pochi giorni per la prima volta potremo disporre della copia esatta in 3D della torre, interni ed esterni. Questo sarà il necessario punto di partenza per una prima seria analisi della sua stabilità strutturale.

Saremo più precisi nei prossimi giorni perchè su questo fronte si prospettano novità molto positive.

Intanto, chi volesse sapere qualcosa di più della nostra torre cilindrica, può leggere questo nostro articolo di qualche anno fa: https://amicidellarocca.org/2016/07/15/torre-cilindrica-cose-mai-viste/

Alla prossima,

Mauro Belviolandi

SI PARLA DI NOI…roba verde

L’abbiamo sempre detto: in un’epoca dove prevale il pessimismo, e spesso le cronache in ogni ambito ci presentano situazioni poco edificanti, riteniamo importante pubblicare tutto ciò che ci pare positivo. Pensiamo che serva al morale e magari che induca qualcuno a collaborare. Se poi qualcuno pensa che non sia elegante parlare di se stessi, rispondiamo che non c’è cultura che prescinda dalla divulgazione e dalla trasmissione di idee e valori… se poi le idee sono confortate dai fatti è ancor meglio.

Riportiamo con piacere due articoli de’ La Provincia e di Crema News

Qui il link a Crema News

https://crema-news.it/cremasco/ripiantata-la-quercia

A presto,

MB

VORREI VEDERTI FRA CENT’ANNI…

Sì, indubbiamente il paragone non è sostenibile, e qualcuno potrebbe sorridere alla vista dell’umile alberello che proprio oggi abbiamo piantumato a pochi centimetri dai resti del ceppo semifrantumato della vecchia grande quercia secolare, malata e ormai recisa da qualche anno.

Sì è vero, il paragone non è sostenibile, sorridiamo pure, ma in natura non esiste il “subito”, a cui ci stiamo sempre più piegando, connessi e impazienti, cellulari alla mano e sempre più incapaci di attendere i tempi lunghi dei cicli naturali.

La natura ci insegna che dobbiamo stare ai suoi tempi, ci ricorda che per raccogliere occorre seminare e attendere, e come Amici della Rocca facciamo nostro questo insegnamento e ce la metteremo tutta per garantire l’attecchimento; l’alberello è piccolo, poco più di 4 m d’altezza, ma presto incrocerà le sue radici con quelle del suo maestoso predecessore; sono della stessa specie, Quercia Robur, e fra cent’anni, se vorrà, parlerà di noi.

Ringraziamo l’ing.Luca Milanesi, direttore del Consorzio Irrigazioni Cremonesi, che ha disposto a suo carico la frantumazione del ceppo, consentendoci di trovare un minimo di spazio per non interrompere quel filo verde che promette un lungo futuro.

Non ci è stata giustamente consentita una piantumazione di maggiori dimensioni: l’albero è addossato alla riva del naviglio e, se troppo alto, avrebbe potuto creare cedimenti; in questo modo potrà crescere in sincronia con lo sviluppo dell’apparato radicale, trasformandosi progressivamente in un naturale rafforzamento dello stesso argine.

Naturalmente ci accolleremo anche l’onere dell’irrigazione, indispensabile nei primi anni; si sa, non basta fare, ma occorre anche manutenere. Gli Amici della Rocca, per quanto possono, cercano di farlo al meglio e il roseto di piazza Manzoni è un altro esempio: l’anno scorso è stato felicemente impiantato, ha goduto delle cure del nostro gruppo (controllo dell’impianto di irrigazione, concimazione e pulizia) e i risultati non sono mancati.

Quest’anno si rendeva necessario un radicale intervento di potatura, per garantire la prossima sgargiante fioritura delle 300 piantine di rose Sevilliane.

…detto e fatto, e in un pomeriggio della scorsa settimana il gruppo di Serena Soldo, Franco Maina, Anna Comendulli, Clotilde Grazioli, Marisa Marchesi, Beppe Brescianini, Santina Ferrari e Rosaria Secchi ha predisposto il tutto; ora non resta che aspettare con fiducia l’incipiente primavera!

Alla prossima,

Mauro Belviolandi

BELLA SERATA!

E’ stata una bella soddisfazione vedere la sala conferenze completamente gremita, venerdì sera, in occasione dell’illustrazione del progetto di restauro dei Matèi… il che la dice lunga sul grande interesse che l’iniziativa ha suscitato tra i soncinesi.

La prima parte della serata è toccata a noi; prima sono stati citati per i doverosi ringraziamenti, oltre al Comune nella persona del vice sindaco Fabio Fabemoli, i tre sponsor principali: Aldo Vanoli per Ferramenta Vanoli, la Fondazione Popolare Crema per il Territorio e il gruppo AVIS Soncino: senza di loro l’iniziativa sarebbe ancora un sogno.

Poi una breve premiazione con consegna della relativa targa per ringraziare il socio fondatore maestro Franco Occhio: dopo 9 anni di fattiva e preziosa permanenza nel consiglio direttivo, ha ritenuto, data la non giovanissima età, di passare il testimone a persone che possano raccogliere il suo encomiabile esempio; la targa e la tessera “SEMPER AdR” sono state ritirate dal nipote Pietro Occhio, a sua volta socio fondatore della meritoria associazione archeologica AQUARIA

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Successivamente, è stato messo in luce il progetto di riattivazione dell’orologio e della movimentazione dei Matèi: presto, come da secolare tradizione, torneranno a battere le ore e i quarti d’ora, mentre un’apposita lancetta indicherà anche i mesi dell’anno sulla corona in cotto dei segni zodiacali

Si è anche annunciato che sono in corso ricerche archivistiche e storiche sulla storia dei Matèi, soprattutto nei secoli più remoti, di cui non si dispone ancora di specifica documentazione. Si è auspicato inoltre, grazie anche alla collaborazione dell’archivista dott.ssa Ilaria Fiori e dello storico soncinese prof. Secondo Bertolazzi, che le ricerche possano confluire in una adeguata pubblicazione cartacea.

Curiosa e significativa la copia di un documento relativamente recente dell’archivio di Bertolazzi: si tratta di una petizione del 1996, corredata da centinaia di firme, in cui i soncinesi richiedono che i Matèi vengano sistemati e addirittura si invoca che il caratteristico scampanio venga riattivato sia di giorno che di notte!

Tra i documenti della medesima provenienza, spicca anche una foto dei Matèi del 1977, in uno stato di grande degrado, prima di essere sottoposti a un sostanzioso restauro da parte del grande e indimenticato fabbro/artista Calogero Patronaggio

La seconda parte della serata ha visto l’apprezzata esibizione della Corale San Bernardino, diretta dal maestro Giorgio Scolari, e sostenuta musicalmente dello stesso maestro, alla tastiera, da Sergio Spelta alla fisarmonica e da Jak Masseroli al contrabbasso.

Il dott. Angelo Losi, storico componente ed animatore del gruppo, ha presentato lo speciale e inedito repertorio canoro della serata, evidenziando come la scelta dei brani di musica popolare è stata pensata come naturale compendio e sostegno alle iniziative AdR, volte alla valorizzazione delle tradizioni storiche e dilettali.

Tra i brani proposti spicca senza dubbio Malìa, una famosa, ed è il caso di dire, ammaliante melodia composta da Francesco Paolo Tosti, un grande cantante e compositore vissuto a cavallo fra l’800 e il ‘900; il brano è stato interpretato in modo impeccabile e applauditissimo dal baritono Giuseppe Tomasoni, e credo di fare cosa graditissima nel riprodurne la strofa finale

La serata è finita tra gli applausi e qualche foto di rito.

Alla prossima, Mauro Belviolandi

SPECIALE SERATA AMICI della ROCCA

Venerdì prossimo, 10/02/2023, alle ore 21, presso la sala convegni della ex filanda Meroni, ci ritroveremo per una interessante serata.

Prima parte: due parole sul restauro e l’attivazione dei Matèi, i due “mori” che presto torneranno a battere le ore e i quarti d’ora nella piazza del comune.

Si tratta di una tradizione soncinese che viene fatta risalire all’ultimo decennio del dominio veneziano a Soncino (1499-1509); i Matèi richiamano infatti i “fratelli maggiori” della celeberrima torre dell’orologio di piazza San Marco a Venezia.

La loro storia, soprattutto l’antica, è però ammantata di misteri ed è per questo che stiamo cercando di rincorrere l’eco del loro caratteristico scampanio nei lunghi secoli della storia soncinese, fino ad approdare ai nostri giorni: tutte queste ricerche, frutto della collaborazione dell’archivista Ilaria Fiori e dello storico Secondo Bertolazzi, costituiranno la base per la pubblicazione di un libro che speriamo possa arricchire il già florido patrimonio storiografico del nostro borgo.

Per tutto questo dobbiamo ringraziare il Comune di Soncino, per il suo concreto contributo, e tre sponsor speciali, che ci consentiranno non solo di affrontare la spesa per questo primo step legato alla movimentazione delle sfere dell’orologio e alla battitura delle ore e dei quarti d’ora, ma anche di cominciare già a pensare al progetto di restauro del quadrante e alla pubblicazione del libro sopra accennato: si tratta di Aldo Vanoli per FERRAMENTA VANOLI, della fondazione POPOLARE CREMA PER IL TERRITORIO e di AVIS-SONCINO; a loro il sentito ringraziamento di tutti gli Amici della Rocca e, non credo proprio di sbagliarmi, di tutti i Soncinesi.

Seconda parte: sarà sorprendente! La Corale San Bernardino, diretta dal maestro Giorgio Scolari, ci offrirà un nuovo suggestivo repertorio di canti popolari, soprattutto lombardi, ma anche di altre regioni; il suggestivo accompagnamento strumentale sarà affidato a una inedita e quotatissima coppia: Sergio Spelta alla fisarmonica e Jak Masseroli al contrabbasso; infine i vari motivi godranno come sempre delle brillanti introduzioni del dott. Angelo Losi.

Grazie davvero alla corale per averci fatto l’onore di essere i primi a gustare questo concerto.

VI ASPETTIAMO!

MB

TG CREMONA 1: SI PARLA DI NOI

Fa piacere che, senza aver comunicato nulla, le nostre iniziative siano seguite e apprezzate non solo a Soncino: speriamo che anche altri soncinesi si aggiungano al già numeroso gruppo degli Amici della Rocca. Per chi volesse appoggiare concretamente i nostri progetti, qui in alto a destra trovate il collegamento per acquisire la tessera AdR2023, oppure basta dirlo a un qualunque componente del consiglio direttivo, grazie.

Alla prossima,

Mauro Belviolandi

VIDEO MATEI 2023

Pubblichiamo questo video per illustrare, oltre agli interventi già eseguiti, anche l’importante iniziativa di restauro dell’orologio zodiacale e dei sovrastanti Matèi, i due automi che dal 1506 battono le ore e i quarti d’ora nella piazza del comune, che da circa 20 anni sono fuori servizio; noi contiamo di centrare l’obbiettivo già nella prima metà del 2023.

Nel video abbiamo illustrato la maggior parte dei nostri interventi nella speranza che siano apprezzati e che altri, unendosi a noi, ci siano di sostegno fregiandosi della tessera di Amico della Rocca 2023.

Grazie e, a nome di tutto il consiglio direttivo, porgo i più vivi auguri di un felice 2023!

Mauro Belviolandi