1-12-1472 COSTRUITE LA ROCCA!

Ritrovato l’importante e originale documento!  

Già il conte Francesco Galantino e l’arch.Luca Beltrami, ma anche gli studiosi locali, hanno molto scritto, riferito e ritrovato riguardo al periodo cruciale della seconda metà del 1400, cioè gli anni della sofferta decisione degli Sforza di abbandonare l’antica rocca di Soncino [posta proprio nella zona dell’attuale via Antica Rocca] per costruire ex novo il massimo monumento del nostro borgo.

Ma questo documento, che costituisce l’ordine ovvero la commissione di costruzione, proprio mancava, ed è merito dello studioso Gianluigi Riva di Olginate (LC), l’aver ritrovato in questi giorni, nello sterminato deposito dei Registri Ducali dell’Archivio di Stato di Milano,  il manoscritto originale con cui il duca Galeazzo Maria Sforza ordina perentoriamente di dare l’avvio ai lavori nel gigantesco cantiere.

Che si trattasse di un’opera imponente e rilevante anche per uno dei più importanti e ricchi ducati di Europa, lo dimostra il testo stesso del documento, in cui si ordina di contribuire proprio a tutti, nessuno escluso (ad tutti potestate, officiali, Communita, terre, loci et homini de Cremonese); l’ordine doveva essere fatto rispettare con le buone o con le cattive per non incorrere nelle ritorsioni del giovane duca Galeazzo Maria Sforza (sotto pena de la disgratia nostra, et ultra pena pecuniaria); l’ordine di adoperarsi all’opera non riguardava solo i territori soncinesi, ma era esteso anche al Cremonese e si sottolineava che tutti dovevano adoperarsi con ogni aiuto e impegno finchè l’opera non fosse terminata (…dare ogni adiuto et favore perche exequischa questa nostra commissione… Et queste nostre lettere volimo debbiano durare per fin che sia finita)… non erano tempi in cui si poteva lasciare le opere a metà… la qual cosa, nella nostra Italia attuale, fa riflettere e arrossire.

Lo storico Gianluigi Riva ha segnalato il ritrovamento alla Pro Loco di Soncino, che molto opportunamente ha trasmesso la segnalazione ai vari punti di interesse del Borgo. Gli Amici della Rocca hanno subito contattato lo studioso per ringraziarlo per la pronta e generosa segnalazione; il Riva ha ricambiato con una sua traslitterazione dell’antico manoscritto; a questo punto, per dare a tutti la possibilità di accedere e comprendere il documento, abbiamo redatto una originale sovrapposizione manoscritto/traduzione, che potete scaricare qui  costruite-la-rocca

Facciamo notare una curiosità circa la data: al termine del documento appare, prima di “primo December“,  la strana scritta “Vigli“; si tratta dell’abbreviazione di “Viglevani” l’attuale Vigevano, perchè in quel momento la corte ducale si trovava a Vigevano.

Con l’occasione, a nome del nuovo e vecchio direttivo, auguro a tutti Buon Natale e felice Anno Nuovo,

Mauro Belviolandi

UN PRIMO VOLO SU SONCINO

Bella serata ieri sera in filanda! Gran nebbia, un gran freddo, ma molto calore fra i non pochi intervenuti che, nonostante il ponte dell’Immacolata, hanno testimoniato il loro attaccamento agli aspetti culturali del nostro borgo che, come  Amici della Rocca,  facciamo del nostro meglio per illustrare e promuovere.

Ci ha fatto particolarmente piacere l’intervento del sindaco che, dopo il nostro filmato, è intervenuto dichiarandosi piacevolmente stupito per la tensione emotiva che il filmato ha saputo suscitare. In effetti in circa 5 minuti abbiamo cercato di centrare con rapidi spot i tanti luoghi di Soncino che, nel loro insieme, possono tutti essere inscritti in una comune e singolare idea di bellezza, di cui non sempre, anche noi soncinesi, ce ne rendiamo pienamente conto; perfetta l’esecuzione musicale della nostra Banda Civica, che con un impeccabile “Va, pensiero” accompagna e valorizza il tutto; questo è il primo di una lunga serie di brevi filmati che, progressivamente, illustreranno in modo accattivante, ma rigoroso, le non poche realtà che meritano attenzione. Presto realizzeremo anche la versione in inglese, ed entrambi i filmati troveranno posto nella cartella di questo sito “DOCU.FILM ITA-ENG”

In seguito i soci hanno eletto il nuovo Direttivo per il prossimo triennio, confermando l’attuale e aggiungendo 3 nuove presenza,  ma rimandiamo al prossimo report l’illustrazione di questo importante rafforzamento.

Durata del filmato: 5 minuti, buona visione… e, se avrete gradito, non mancate di condividere!

Mauro Belviolandi

 

 

MOLTE BUONE NOTIZIE !!!

Approvazioni… contributi… e molti aiuti….

Abbiamo sempre sostenuto che la rilevanza del patrimonio storico, architettonico e ambientale soncinese sia in grado di attrarre riconoscimenti e finanziamenti per qualsivoglia seria iniziativa tesa alla sua valorizzazione.

Non è un caso infatti che , grazie a una fattiva collaborazione con l’amministrazione comunale, ogni nostra iniziativa sia stata subito accolta con favore a tutti i livelli, finanziamenti compresi (ponte di fuga, affreschi, torre cilindrica, lumachino…), e le notizie di questi giorni ci confortano ulteriormente.

La scorsa settimana la Soprintendenza ha approvato il nostro progetto di recupero degli affreschi in rocca; questo comporta che il Comune può richiedere in Regione lo sblocco dei finanziamenti già acquisiti che, sommati ai 9000€ che come Amici della Rocca abbiamo raccolto e stanziato (Popolare Crema per il Territorio+offerte soncinesi) coprono già ora il 90% dei lavori; per questo è ormai certo che il restauro potrà iniziare questa primavera.

Intanto i rilievi e gli studi della Torre Cilindrica da parte delle tesiste dell’Università di Brescia, proseguono regolarmente…

E per il restauro del Lumachino? Non abbiamo ancora steso il progetto definitivo perché è necessario un preventivo incontro con la Soprintendenza, ma già l’Impresa Bueto di Primo Grazioli (che aveva realizzato, a suo totale carico, i lavori di puntellazione del ponte di fuga) si è fatta avanti per offrire gratuitamente la manodopera per i lavori e per i ponteggi, il che non è poco, se si pensa che si deve lavorare in sicurezza a quota Lumachino! inoltre la ditta FORESTI ha messo a disposizione gratuitamente tutto il materiale perfettamente lavorato (travetti, assito, piastre in ferro, copertura); per i gradini in ferro, la ringhiera e i supporti in acciaio ci manca solo il fabbro….

Ma non è finita: il figlio di Primo,  Michele Grazioli, titolare della DIVISIBLE ODD, una promettente ditta soncinese di software d’avanguardia, ci ha offerto di gestire gratuitamente il  nostro sito in modo da poter implementare plug-in  che ci consentiranno di sviluppare la parte grafica illustrativa dei monumenti soncinesi in modo assai accattivante… si tratta di un impegno che giudichiamo strategico e importantissimo, che ci terrà occupati per anni.

Dulcis in fundo, il rag. Franco Raimondi si è offerto di prestarci assistenza fiscale gratuita; la cosa ci rasserena e ci toglie un onere che, per noi inesperti in materia, era molto pesante: vorremmo esprimergli tutta la nostra riconoscenza per l’importante aiuto.

Ora non resta che vederci tutti per la serata di dopodomani venerdì 9/12 in filanda alle ore 21: parleremo di questo e altro, e proietteremo un nuovo filmato su Soncino, che pensiamo meriti la vostra attenzione.

A presto,

per il consiglio Direttivo

Mauro Belviolandi

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Lumachino: OK da Comune e Soncinesi

Qual è stata la reazione dei soncinesi all’idea di rendere accessibile il lumachino?

Il risultato si è manifestato con un consenso travolgente: era scontato che riproporre quella emozionante salita sul lumachino, col successivo aprirsi di una vista,  tanto spettacolare quanto unica, sul borgo e sulla campagna, fosse accolto positivamente dai più, ma non immaginavamo un consenso tanto marcato.

Si sono manifestate moltissime condivisioni, sia sui social che attraverso incoraggiamenti diretti, addirittura solleciti ad intervenire il prima possibile; in sintesi potremmo dire che l’OK incondizionato ha raggiunto circa il 90%, il restante 9% circa è su posizioni positive del tipo: “Sì, ma devo farci l’occhio” ;  è giusto segnalare anche i rarissimi “no”, non più di  2 o 3, con motivazioni come questa: “no, l’ho sempre visto senza copertura, preferisco che rimanga com’è”.

Questa posizione, per quanto di nessun peso numerico, merita tutto il nostro rispetto, ma non possiamo pensare di lasciare scoperto il lumachino perché, quando una quindicina di anni fa fu chiuso superiormente, si stavano manifestando danni alla volta in laterizio su cui tutto appoggia, perché acqua, neve e gelo avrebbero compromesso la stabilità della volta (come abbiamo evidenziato, partendo da una bella sezione di Fabio Maestri, segnando in rosso le infiltrazioni che si manifesterebbero)

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D’altra parte, lasciando stare la botola di chiusura attuale, impediremmo l’accesso e inibiremmo la diretta percezione di una delle sue essenziali funzioni difensive oltre a privarci di quella spettacolare vista panoramica.

Intanto il Comune, che come al solito ci ha assicurato appoggio e collaborazione,   ha dato l’ok a questa iniziativa e presto saremo in Soprintendenza per presentare l’idea, e capire se possiamo procedere alla definitiva progettazione.

In genere un intervento come questo viene visto come il fumo negli occhi dalla Soprintendenza, perché viene interpretato come un’aggiunta e non come un restauro; ma noi abbiamo seri motivi, storici, architettonici e normativi che ci inducono a ritenere che la nostra iniziativa non sia da scartare, ma anzi sia perfettamente coerente con le più corrette linee guida del restauro.

Rimandiamo a un prossimo post l’illustrazione delle interessanti motivazioni storiche per cui riteniamo di tentare l’impresa, ma già anticipiamo alcune immagini che  fanno intravedere la linea che vogliamo seguire.

Mauro Belviolandi

LUMACHINO: SI PARTE!

Si parte!…  è una affermazione impegnativa; forse sarebbe meglio dire:

COSA POSSIAMO FARE?

A noi piace osare, ed è per questo che vorremmo fare il primo tentativo con una soluzione abbastanza audace, anche se non sarà facile avere l’approvazione della Soprintendenza.

Ma illustriamo subito questa prima bozza progettuale.

E’ chiaro che ora il lumachino non è agibile; non solo è ermeticamente chiuso da una botola superiore contro le intemperie ma, se anche la togliessimo,  ci troveremmo di fronte ad una salita impervia e pericolosa e a una zona di sosta superiore senza alcun presidio contro una rovinosa caduta.

Per i gradini ormai consunti della chiocciola si provvederà a rivestirli con un sovratelaio in ferro e legno, simili a quelli installati lo scorso anno sulla scala che porta al piano di merlatura; idem per il corrimano… naturalmente sul lumachino è tutto più stretto e difficoltoso, ma si può fare… curando bene le sporgenze delle pedate soprattutto nella zona centrale.

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Sopra studieremo una ringhiera un po’ particolare…

E per la copertura? Si potrebbe fare così: installare 8 colonnine di acciaio Corten (quel tipo di acciaio rosso ruggine, ora molto diffuso, che in breve tempo si copre di uno strato stabile di ossidi, che resiste e protegge il tutto praticamente a tempo infinito), saldate su un anello di corten con sezione a L, disposto sulla sommità del parapetto e infilato nel cilindro interno: oltre alla funzione di vincolo e di ridistribuzione del carico, questa soluzione consente di garantire la totale rimovibilità dell’opera e l’integrità dei laterizi esistenti, questione cruciale in sede di approvazione della Soprintendenza.rialz08

Si ancorano poi dei travetti di legno disposti radialmente…

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…e si dispongono altrettanti travetti perimetrali per impedire deformazioni nel piano degli appoggi…

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Dopo aver disposto le opportune fasce metalliche di vincolo longitudinale e radiale, si ricopre il tutto con un robusto assito superiore… (tralasciamo altri particolari sulla stratificazione completa)

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… e infine una classica copertura in coppi, con disposizione simile a quella immediatamente sottostante

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E i soldi?

Non crediamo che sia lì il problema: siamo ragionevolmente convinti che troveremo il modo di finanziare l’opera senza pesare sulle casse del comune… comune cui sottoporremo il progetto e sul cui indispensabile appoggio contiamo sempre, come del resto è avvenuto per le altre iniziative realizzate e in corso.

Ma come starà questa nostra piccola copertura nell’imponente contesto della rocca?

Starà bene? starà male? Stonerà? Le prossime immagini ci aiutano a valutarne l’impatto.

Noi pensiamo che valga la pena impegnarci per questo operazione, perchè ci basiamo su due importanti e sacrosanti capisaldi:

  • il lumachino è stato concepito come torre di avvistamento, e consentirne l’accesso a tutti significa valorizzare e rendere fruibile e comprensibile un aspetto significativo del nostro massimo monumento;
  • il lumachino è nella tradizione e nel cuore dei soncinesi: recuperarlo significa anche rispetto nei confronti della nostra stessa identità.

Noi ci proviamo e ce la metteremo tutta; se ci troveremo di fronte all’assoluta resistenza da parte della Soprintendenza vorrà dire che cercheremo soluzioni alternative.

ORA TOCCA A VOI DIRE LA VOSTRA!

Esprimete le vostre opinioni ed osservazioni, anche negative, sia con commenti sotto questo post, sia via mail  amicidellaroccasoncino@gmail.com sia anche, perchè no? condividendo il link sui social, se apprezzate.

Mauro Belviolandi

IL LUMACHINO E’ SOTTO TIRO

Sì, il Lumachino è sotto tiro, ma è un tiro amico, anzi un tiro degli Amici… (per chi non lo sapesse è quella torretta di avvistamento che spunta oltre i tetti della torre cilindrica).

Per ogni soncinese over-40,  il Lumachino  esprime qualcosa che va oltre il fascino nostalgico dei ricordi della fanciullezza; si tratta di un punto focale.. o un punto d’arrivo… insomma, quei gradini a chiocciala ripidissima, di mattoni scavati dai secoli, e poi la salita stretta nella penombra …..

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…. e l’improvviso aprirsi vasto e luminoso, davanti ai nostri occhi, di quell’immensa fetta di terra e di cielo…

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…sapevano suscitare emozioni indimenticabili. Confessiamolo: sospesi fra quelle alte vertigini, montava come un senso di giusto orgoglio e ognuno di noi avvertiva un’inspiegabile gratitudine verso chissà chi… o chissà cosa… per il semplice privilegio di sentirci soncinesi.

Quel “chissà chi… chissà  cosa” potremmo anche chiamarlo senso di appartenenza, un bene un po’ in ribasso, che forse potremmo ritrovare proprio fra queste nostre antiche mura, ricordandoci  che è nostro compito non solo conservare quei valori, ma anche trasmetterli ai giovani: questa è la cultura, e per una civiltà è come il sangue… quando non pulsa di generazione in generazione significa che è morta.

Ma ormai il Lumachino è chiuso e salendo all’ultimo piano della torre cilindrica  si presenta così…

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chiuso sbarrato!… e con un freddo cartello che riporta la scritta “BEFREDO”, o belfredo forse, a richiamarne la funzione, ma spoglia del calore di quel senso di appartenenza che il nome proprio Lumachino sa suscitare in tutti noi (per completezza riportiamo dal Glossario dell’architettura fortificata dell’Istituto Italiano dei castelli: battifredo, battifreddo, o belfredo: anticamente, torre di vedetta in legno, con campana per dare l’allarme. Più tardi, torre mobile per assedio, talvolta munita di ariete oscillante).

Purtroppo la chiocciola delle scale è conciata proprio male, ripida e pericolosa: impensabile aprirla al pubblico!

Ma c’e di più: per evitare che vi piova dentro il lumachino è completamente chiuso in sommità, e bisogna agire su mezza botola, girandola sull’altra metà, per poter sbucar fuori

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botola di copertura: metà fissa, l’altra metà apribile

la parte fissa della chiusura relegherebbe il pubblico su una stretta cornice a strapiombo sulla scala!

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…le scarpe da ginnastica… forse n° 46… sono del nostro Paulì

MA ORMAI LA SFIDA E’ LANCIATA: VOGLIAMO TROVARE LA SOLUZIONE E CERCHEREMO DI PROGETTARE QUALCOSA CHE POSSA CONSENTIRE UNA SALITA SICURA, CHE POSSA PORRE RIPARO ALLE PRECIPITAZIONE METEORICHE,  CHE NON SPORGA SOPRA IL FILO DEI MATTONI PERCHE’ SAREBBE BOCCIATO DALLA SOPRINTENDENZA, MA CHE CONSENTA DI AMMIRARE IL PAESAGGIO SENZA PERICOLI…

SIAMO CERTI CHE IL COMUNE, CHE CI HA SEMPRE CONCRETAMENTE SOSTENUTI, COMPRENDERA’ IL SIGNIFICATO FORTEMENTE IDENTITARIO DI QUESTO SPECIALE MANUFATTO E NON MANCHERA’ DI DARCI IL SUO INDISPENSABILE APPOGGIO

Come abbiamo visto, la torre cilindrica è di per sé una torre straordinaria e audacissima… e il lumachino è perfettamente degno di esserne il culmine.

Togliendo tutti i tetti in  legno, per vederlo meglio, apparirebbe così:

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nostra modellazione 3D: tolti i tetti

scherzosamente potremmo dire che la somiglianza col famoso dito di Cattelan…

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…ci costringe ad un impegno straordinario per trovare senz’altro la soluzione… ed  evitare spiacevoli conseguenze…

ma per tornare sul serio, ormai tutti sappiamo che la torre cilindrica presenta ben due corone di piombatoi a sbalzo; ma non paghi di questo, hanno pensato di aggiungervi all’ultimo piano il pesante cilindro della chiocciola del lumachino, con il muro spesso quasi 50 cm (salvo il parapetto superiore che è di 28 cm) per un’altezza di 4,60 m,  raggiungendo in tal modo quasi 30 m dal piano del fossato; ma ancor più sorprendente è che questa scala non appoggia su una parete ma grava, assieme al tetto che vi si appoggia, direttamente nel centro della volta dell’ultimo piano… volta che dopo più di 5 secoli che sorregge il tutto, compreso il tetto e le acque che nei secoli scendevano dalle ripide scale, non presenta il minimo segno di degrado nè la benché minima fessurazione.

Anche l’intreccio dei mattoni della chiocciola è perfetto…

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…e ciascun piede d’oca è sagomato in modo da incastrarsi nella parete cilindrica ma anche di sorreggersi al centro attraverso una disposizione ad elica ripidissima

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…e allora è presto detto e ribadiamo: DOBBIAMO STUDIARE IL SISTEMA PER ACCEDERE IN SICUREZZA!

Dopo il consolidamento ed il restauro del ponte di fuga, mentre si studia la torre cilindrica, dopo che questa primavera recupereremo gli affreschi della torre di sud-est… vorremmo essere pronti per questa nuova non facile sfida. Sosteneteci tutti e l’esito potrebbe anche essere positivo! Vi terremo aggiornati

Mauro Belviolandi

PERICOLO PERICOLO PERICOLO

Venerdì sera in filanda il Comitato Ambientale Soncino ha illustrato i motivi per opporsi alla prossima trivellazione poco più a nord ovest dei laghetti Danesi, all’estremo sud-est del comune di Fontanella (vedere la mappa sotto riportata); erano presenti e interessati in sala, sia esponenti della maggioranza comunale (il vicesindaco Fabio Fabemoli e l’arch.Elvira Ambrogi) sia esponenti dell’opposizione (Gabriele Moro, Valentina Lombardi, Riccardo Ulivi e Carla Urgesi); questo lo dico per sottolineare che non c’è alcuna motivazione di tipo partitico in questa meritoria iniziativa, ma solo l’interesse per la salute pubblica e per l’integrità del territorio; questo è il motivo per cui ci sentiamo coinvolti anche come Amici della Rocca.

La nostra pianura padana, oltre ad essere una delle zone più ricche e più fertili d’Europa, detiene altri meno invidiabili primati: è una delle più inquinate (aria, suolo e sottosuolo) e delle più deturpate.

Da qualche tempo è anche oggetto d’attenzione da parte di società di vario genere, che spesso fanno capo a società estere, che hanno messo gli occhi sul grosso business dell’estrazione di petrolio e gas metano, ma anche sulle enormi capacità di stoccaggio di gas metano, e ultimamente anche di anidride carbonica CO2, che la natura geologica del nostro sottosuolo consente come pochi altri siti al mondo.

Tutte queste operazioni sono già in atto qua e là, ma il grosso delle operazioni, che investono grandissime zone del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia Romagna, non è ancora stato attivato, per nostra fortuna.

Se qualcuno pensa ad innocui stoccaggi di idrocarburi in cavità profondissime e isolate, dico subito che è fuori strada.

Si tratta invece di pompaggi ad altissima pressione, con una serie di altre sostanze per favorire l’operazione, che possono causare forti rischi per la stabilità del sottosuolo e per l’inquinamento degli acquiferi e dell’aria; pensate ad immense rocce spugnose, che hanno assorbito metano ma con tempistiche da ere geologiche, e che vedono sconvolti quegli equilibri in tempi che sono meno di attimi nella scala temporale geologica che è loro propria.

Potete contattare i componenti del Comitato Ambientale per approfondire la complessa e gravissima questione.

COSA VI CHIEDO?

Vi invito a sottoscrivere il MODULO DI ADESIONE ALLE OSSERVAZIONI.

Osservazioni e modulo che ho allegato alla mail, ma che potete chiedere al comitato ambiente.soncino@gmail.com  oppure scaricare qui:

Scarica il modulo di adesione    Scarica il testo delle osservazioni

Sono state redatte dal comitato e verranno inviate al Ministero dell’Ambiente, in opposizione alla richiesta di perforazione. I tempi sono ristrettissimi; il modulo va compilato e firmato (non mettete la data: verrà aggiunta quella del momento dell’invio, a cura dello stesso comitato) e inviato al comitato (oppure consegnato a mano).

 

CHE RISCHIO SI CORRE?

Non mi dilungo e vi rimando al comitato per ogni approfondimento.

Mi limito a citare i rischi fondamentali:

  1. Rischio Archeologico
  2. Rischio naturalistico (SIC – Sito di Interesse Comunitario)
  3. Rischio idrogeologico (possibilità di inquinamento e/o di alterazione del sistema dei Fontanili)
  4. Rischio sismico (Criticità sismica della zona, trivellazioni e stoccaggi ad alta pressione potrebbero indurre effetti sismogenici)

Aggiungerò soltanto che sarebbe difficilissimo trovare un posto più infelice per la perforazione (che è un’operazione che durerà parecchio tempo con grande impegno di mezzi e di lavorazioni).

Date un’occhiata a questa cartina:

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i rischi sarebbero gravi comunque….

pensate che solo il permesso Calcio riguarda una superficie di 539 Km quadrati!

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ma scegliere un luogo come i laghetti Danesi, con la vegetazione lussureggiante, sito naturalistico di interesse comunitario – SIC – in piena zona archeologica… denota proprio un totale disinteresse per il rispetto del territorio, della sua natura e della sua storia.

Ok, loro sono fuori per pochi metri dalla linea di confine comunale e provinciale, ma i fumi, gli inquinanti, le perforazioni a più di 2000 m di profondità, i possenti motori diesel in funzione giorno e notte, ecc… non penso proprio che si bloccheranno sulla linea di confine!

Sottoscrivere il modulo di adesione alle osservazioni credo che sia doveroso per ogni persona che ha a cuore il proprio territorio e spero che venga recepito da tutti gli Amici della Rocca; lo dobbiamo per coerenza con le nostre convinzioni, ma anche per responsabilità verso le generazioni future cui dovremmo consegnare intatto ciò che noi abbiamo ricevuto.

Mauro Belviolandi

Paulì , Davio e Bibe: la storia siamo noi

Ci sono persone, non molte per la verità, con  cui non fai in tempo a porre un problema… che già sono impegnate a risolverlo.

Può essere che qualcuno storca il naso vedendo accostare la parola Storia a fatti quotidiani apparentemente minimi, ma siamo convinti che tutto sarebbe molto più complicato, se le minuzie della quotidianità non fossero accompagnate dalla loro presenza.

Ma che c’entra la Storia? Beh c’entra!

Prendiamo il ponte levatoio; da tempo è difficile alzarlo perché alcuni interventi per coprire gli acciacchi di un’età più che rispettabile, hanno portato ad uno sbilanciamento dei contrappesi; si tratta di un manufatto realizzato circa mezzo secolo fa dagli allievi dei corsi serali di disegno, edili e falegnameria diretti dal compianto prof. Enea Ferrari che ideò il progetto del tutto simile, nella forma e nel funzionamento, agli originali dell’epoca (in basso a sinistra il prof.Enea, poco più in là, mani sui fianchi,  il maestro del legno Gianfranco Massimo).FotoAllieviScuolaEnea

E’ martedì, incontro Paulì Danelli che sta sistemando, gratuitamente e fuori orario di lavoro, la santella ai piedi della “Rata dei caài”; un cenno al problema del bilanciamento del ponte e subito scatta la molla: “ga pènse me sàbet!”; ed eccolo sabato, sempre fuori orario di lavoro, salire sulla sommità dei bolzoni di legno, svitare il grande coperchio dell’alloggiamento, provare e riprovare ad aggiungere materiale di contrappeso finchè l’equilibrio è raggiunto…: “quindès chili! Adès l’è perfètt!

Il tempo di rimontare e richiudere il tutto… ed ecco fatto!…

https://youtu.be/AUEcFStd2Uk

…anzi no! C’è anche qualcosa da segnalare…

https://youtu.be/fYczvdJ73LA

… è da simili segnalazioni…  da questa spontanea e continua vigilanza, che si possono prevenire problemi assai più gravi…

…come insegna Davio Cernuschi ad esempio, che segnala problemi sullo scolo delle acque nelle caditoie del castello… per non parlare poi dei preziosi cimeli bellici che Davio ha salvato dall’abbandono ed ora sono lì, storie nella storia, con il loro carico di tragico eroismo… e di significati che andrebbero presi, compresi, discussi…

…. E Bibe?… che c’entra Bibe Reali?!… beh c’entra anche lui! Eccome!

Sapevate che in tempo di guerra il ventre della torre cilindrica era utilizzato come rifugio antiaereo durante i bombardamenti? Come suonavano le sirene, i residenti del Borgo Sotto attraversavano di corsa gli orti vicino ai mulini di San Giuseppe, passavano in un’apertura ricavata nelle possenti mura che fanno da sponda al fossato e salivano con una scala di legno nella camera inferiore della torre cilindrica. Ma perché proprio lì? La risposta di Bibe è pronta e sicura, e non ammette repliche:”perché i mür j’è cusé spèss chè serem töi al sicür!” [i muri sono così spessi che eravamo tutti al sicuro!].

Ma anche qui il quotidiano incrocia la storia…

https://youtu.be/QECefCtNfLk

e dalle testimonianze di Bibe emergono tanti altri particolari che saranno utili ai fini della ricerca della conformazione della torre, in parte ancora sconosciuta, premessa indispensabile per lo studio di un non facile consolidamento.

Grazie Paulì, grazie Davio, grazie Bibe… non è poi così sbagliato pensare a questi apporti come fossero anch’essi di solida creta ben cotta, incastonati fra tanti altri mattoni, anonimi fra anonimi, ciascuno indistinguibile e minuscolo ma che, nell’insieme,… fanno immense le mura.

MURA SUD

Mauro Belviolandi

 

AdR: NO FANTASY!

Amici della Rocca: NO FANTASY!

Un recente articolo sul settimanale  “in Cremasco Week” mi dà lo spunto per chiarire in modo semplice e inequivocabile che  gli Amici della Rocca NON INTENDONO ALIMENTARE FANTASIE, ma puntano a valorizzare e consolidare strutture e conoscenze, sempre basandosi su azioni concrete e documentazioni attendibili.

Nell’articolo citato il (o la) giornalista, che mai ho conosciuto e con cui mai ho parlato o comunicato in nessun modo,  riporta virgolettate mie affermazioni assolutamente mai scritte né riferite, in cui parlo di fessurazioni della torre che si sono allargate e lancio l’allarme, e poi altre imprecisioni ancora e infine pubblica anche la mia foto, sbagliando persona naturalmente! Non so e non mi interessa sapere se questo modo di scrivere sia frutto di incapacità di comprensione o d’altro, ma non deve assolutamente trarvi in inganno; il nostro patrimonio storico e monumentale è cosa seria e importante: faccio appello ai molti appassionati che ci seguono, a distinguere bene quanto viene pubblicato sui media e li invito  a riferirsi al nostro sito come fonte privilegiata; qui i dati reali vengono ben distinti dalle ipotesi e dalle supposizioni… insomma, se ci seguite avrete capito che cerchiamo di far funzionare la testa, ma sempre tenendo i piedi per terra.

Sul nostro sito, e solo sul nostro sito, potete essere sicuri di ciò che facciamo e di come la pensiamo e potete stare certi che le cose le facciamo con molta serietà.

Per gli Amici della Rocca

Mauro Belviolandi

Ps: il significato del nostro  “no fantasy” sta nelle parole che abbiamo scritto; naturalmente non esprime contrarietà alla nota meritoria iniziativa del Borgo, che anzi apprezziamo per la positività nel campo della promozione turistica.

Torre cilindrica: cose mai viste

Non è poi così improprio definire la torre cilindrica come ”torre dei misteri”.

A partire dal fossato si innalza per quasi 30 m con una forma unica e affascinante: non una, ma due corone di beccatelli si susseguono a formare altrettanti ordini di piombatoi, ed è appunto questo doppio sbalzo a costituire l’elemento architettonico ed estetico veramente singolare e strutturalmente audace.IMG_8229

Ma non è certo questo l’aspetto problematico; le perplessità, i dubbi o addirittura i misteri fanno capo a due precisi interrogativi:

  • Cosa c’è nei tratti inesplorati della torre? Alcune parti della torre, a distanza di secoli, non sono ancora state raggiunte né indagate…
  • Perché una strana torre cilindrica fra tre torri a base quadrata?

Sul primo quesito c’è nebbia totale e, come Amici della Rocca, ci stiamo adoperando per arrivare nei prossimi anni a risolvere il mistero; con questo report ci proponiamo di far comprendere bene lo stato delle attuali conoscenze e di coinvolgere il maggior numero di persone in questa appassionante ricerca; condividere  questi post con le vostre conoscenze e divulgare sarà già un modo per esserne partecipi.

Sul secondo quesito ci sono già ipotesi da parte degli studiosi, e noi intendiamo illustrarle con una originale rappresentazione  grafica, un po’ alla buona, ma assai esemplificativa e di un certo impatto.

IL TRATTO INESPLORATO

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La prima incognita è al piano del cortile

PiantaPianoTerra

 

entrando nell’attuale museo di Aquaria, si accede a una stanzetta, angusta e bassa, che così viene descritta dall’arch.Luca Beltrami, autore di un formidabile restauro sul finire del 1800:

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Camera del tesoro? Deposito di munizioni? Passaggio ingombro di detriti?

Di sicuro i detriti sono rimasti… così come lo spazio angusto… oltre a uno stemma  sulla piccola volta di copertura…

 

…ma per il resto il mistero rimane tutto e, per il momento, lo stato delle nostre conoscenze è ben rappresentato dalla precisa pianta del Beltrami… e cioè buio pesto  oltre la cameretta!

DaBeltramiStanzinoPianoTerra

Il mistero si fa ancora più fitto salendo al piano delle merlature degli spalti; qui si entra in una camera superiore assai più grande della precedente, perché si estende, a meno dello spessore della muratura,  su tutta la circonferenza della torre, ma…

CameraSpalti

…ma, come aggiunge il Beltrami, si nota che tra questa camera e quella inferiore, c’è un ulteriore tratto del tutto incognito e inesplorato:

DaBeltramiTrattoSopraIncognito

…e l’auspicato “schiarimento in proposito” ancora non è arrivato, anche se come Amici della Rocca stiamo chiedendo rinforzi per fare un po’ di luce…

E’ importante aggiungere che da tempo gli speleologi della Cooperativa il Borgo http://www.valledelloglio.it/ , guidati dallo studioso locale Fabio Maestri,  hanno segnalato la presenza di una porta murata proprio sotto il livello degli spalti, in direzione della torre cilindrica, situata sopra la sala mostre. Ciò porterebbe a ritenere che la stanza chiusa fosse un tempo accessibile, anche se si ignora la sua funzione (da F.Maestri, “Il Borgo Racconta”). Lo stesso Fabio Maestri ci ha fornito questa interessante sezione della torre cilindrica e la fotografia del volto sopra la porta murata che dà proprio sulla torre cilindrica all’altezza del misterioso vano.

PERCHÉ QUELLA STRANA FORMA?

Che senso ha disporre di tre massicce torri a pianta quadrata e una cilindrica, per di più con piani assolutamente diversi dalle altre?

A questo quesito hanno già proposto motivate risposte gli storici, in particolare gli studiosi contemporanei prof.Ermete Rossi e prof. Mario Marubbi.

Noi condividiamo la loro interpretazione, ad essa ci riferiamo e la vogliamo brevemente illustrare con l’aiuto di qualche immagine.

La nostra imponente cerchia muraria venne costruita e rafforzata sia con risorse locali, che con l’aiuto diretto o indiretto dei veneziani (1453) e soprattutto degli Sforza; per quanto riguarda la rocca, già il duca di Milano  Francesco I Sforza aveva  previsto di lasciare un certo spazio all’estremo sud-ovest della cerchia muraria che ancora doveva essere completata e ordinava che venisse “fatto lassare un certo relaxo dove va un torione, per fare una forteza” (1468). Il figlio Galeazzo Maria, succeduto a Francesco I,  dispose di costruire quel torrione, ma di soprassedere alla costruzione della nuova rocca e di cercare di riparare per il momento quella antica e malandata, disposta all’estremo sud est delle mura. In effetti venne anche redatto un disegno di massima della nuova rocca dall’ingegnere ducale Serafino Gavazzi. Il disegno venne ulteriormente elaborato  da Bartolomeo Gadio che diede forma definitiva al progetto, con la collaborazione di Danesio de’ Maineri e Jacopo de’ Lera. Si dovette attendere fino al ’73 perchè il duca decidesse di far avviare i lavori  e, sotto la direzione del Gadio, coadiuvato dagli altri due, la rocca venne costruita tra il 1473 e il 1475 (a parte il rivellino che venne edificato nel secolo successivo – v. E.Rossi – Soncino, la bella storia, pag.88).

L’ipotesi è quindi che la torre cilindrica non sia altro che l’estensione del torrione fatto costruire qualche anno prima e che, invece di essere abbattuto, è stato inglobato nelle possenti cortine murarie della nuova rocca.

In effetti la somiglianza fra la parte inferiore della torre cilindrica con i torrioni delle nostre mura appare evidente:

 

Si notino anche i resti dei beccatelli che denunciano inequivocabilmente che i torrioni disponevano di piombatoi merlati. Pertanto l’assetto dei torrioni non doveva essere molto diverso da così:

Cilindrica-Torrione

In buona sostanza  Bartolomeo Gadio, osservando il preesistente torrione,  potrebbe aver immaginato qualcosa di simile:

CilindricaTuttaSuTorrione

 

Ed ecco dunque la possibile audace sequenza dei lavori:  dopo aver tolto la merlatura del torrione, mantenendo i piombatoi, viene rinforzato il tutto,   innalzato la torre fino a quota degli spalti della rocca, ricreato una nuova corona di piombatoi merlati… .

…ed ecco il risultato:

TorreMerliRoccaEsistente

 

C’è molto altro da dire, ne riparleremo senz’altro, ma vogliamo fin d’ora sottolineare che la nostra non è solo una legittima curiosità storica; è vero, sappiamo che conservare
e lavorare per le nostre mura e i nostri monumenti significa ritrovare noi stessi,
e sentirci parte dell’ingegno creativo di chi li ha concepiti; ma c’è un ancor più concreto interesse, legato alla assoluta e imprescindibile necessità di conservare al meglio e in totale sicurezza la struttura della torre, che segnala da tempo delle fessurazioni che devono essere attentamente indagate. L’impegno e le difficoltà dello studio sono notevoli e con una prima tesi promossa dal DICATAM di Brescia si vuole aprire la strada per l’individuazione di un impegnativo ma impeccabile percorso di tutela, rafforzamento e conservazione.

Mauro Belviolandi