Che si trattasse del riparo da un gelido vento invernale, o della rassicurante frescura della sua ombra, migliaia di amanti hanno goduto di quella speciale intimità che le sue lunghe fronde sapevano offrire, senza nulla richiedere in cambio; anche solo per questo, avrebbe meritato maggior attenzione.

Estratto04

Non le abbiamo staccato la spina, ma neppure abbiam fatto qualcosa e il termine “eutanasia”, sia pure in forma passiva, non è poi così improprio.

Era il 2015, quando denunciammo i primi sintomi ai vari enti; alla fine i consulenti botanici dissero di non preoccuparci… e nessuno infatti pare proprio che si sia preoccupato.

Eppure inviammo anche scatti di fori nel tronco da cui usciva un grosso insetto, forse un Aegosoma Scabricorne (così ci disse un esperto) piuttosto raro (è in molte liste rosse) le cui larve si sviluppano mangiando legno,  ma l’esperto ci disse anche che predilige legni più teneri, per cui scartava l’ipotesi che fosse la causa delle prime sofferenze (qui di seguito le foto scattate allora da Gionni).

Estratto03

La quercia respira ancora, a fatica, ma non si sa mai… noi cercheremo almeno di far inserire la spina, anche se per ora non ci siamo riusciti.

Saremo grati a chiunque ci potrà dare una mano,

Mauro Belviolandi

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4 risposte a "EUTANASIA DI UNA GRANDE QUERCIA"

  1. Ciao Mauro.
    Sostengo pienamente la preoccupazione tua e dell’Associazione riguardo LE QUERCE del Naviglio. La sofferenza è infatti estesa a tutte le “sentinelle” del corso d’acqua urbano ed ha già fatto una vittima: la gemella fastigiata di via Galantino ( quasi beffardamente trasformata in seggiola inamovibile). Urbanisticamente queste presenze costituiscono quelli che vengono definiti ” segnali sul territorio”, alla stessa stregua dei campanili, delle torri o dei monumenti significativi. Sono punti di riferimento e segnalazione di contenuti legati alla vita ed alla storia di quel luogo. Nel nostro caso incuriosisce anche la specchiata simmetria tra le due coppie di querce che caratterizzano il Naviglio: una fastigiata ed una ad ampia chioma. Una scelta che non fu certo casuale al momento della loro piantagione e che mi incuriosisce tanto da cercare di conoscerne l’origine ed il significato. Concludo dicendo che vorrei spingere un po’ più in là l’ambizione: non solo salvare le nostre querce, ma ripiantare quella mancante.
    Grazie per la continua attenzione nei confronti del ns territorio

  2. Grazie a te per l’attenzione, che spicca in un mare di indifferenza. Sì, io proporrò di ripiantarla, e possibilmente già un po’ avanti, per quanto più costosa, e non una candelina esile e debole! Lo stesso si dovrebbe fare nella malaugurata ipotesi di un totale cedimento di quella del nostro attuale articolo.
    Una certa attenzione va anche data alle altre querce…

  3. Pur amando le piante e le donne, non mai usufruito dei servigi di questo bell’albero.
    Pur essendo un soncinese, con una discreta conoscenza del territorio, non riesco ad individuare le coordinate della pianta.
    Vedo che è sulla riva del Naviglio, ma fatico a identificare il luogo.
    Mi piacerebbe conoscerla “di persona”.

    • facile individuarla: prima del ponte sul naviglio che dal Borgo Sera conduce nella cerchia murata, si gira a destra (sud) in via Damiano Chiesa; dopo il filare di tigli, si arriva al secondo ponte (poco prima dell’asilo nido, e a fianco della rocca); stando su quel ponte e guardando a ovest, a 20 m di distanza si nota la nostra quercia malata in sponda sinistra, abbinata a un’altra grande e rigogliosa quercia in sponda destra.

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